
Premio Pieve - Banca Toscana 2008
ventiquattresima edizione
resoconto della manifestazione

un momento della manifestazione
ideali, utopie![]() |
presentazione in anteprima del primo volume della collana la banca della memoria promossa da Banca Toscana e Archivio Diaristico Diletta patria. Quaderni di una famiglia garibaldina di Alceste e Augusto Trionfi con un saggio introduttivo di Massimo Baioni Edizioni Polistampa |
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| venerdì 12 settembre ore 20,00 Logge del Grano pause leggère buffet a cura del Circolo Arci Bororo di Pieve Santo Stefano |
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Alina Marazzi ha realizzato il suo film
Vogliamo anche le rose partendo
da tre diari femminili dell’Archivio di
Pieve che ha adattato, insieme con
Silvia Ballestra, trasformandoli nelle
voci di Anita Caprioli, Teresa Saponangelo
e Valentina Carnelutti. I diari
sono il filo conduttore della storia, e
la storia è quella a cavallo degli anni
Sessanta e Settanta dove si racconta
dell’emancipazione femminile, delle lotte per il riconoscimento di diritti
fondamentali, delle contestazioni,
della libertà sessuale, della presa di
coscienza della propria identità. Il film
si avvale di immagini d’archivio, filmati
d’epoca, animazione, miscelando
molti ingredienti grazie al sapiente
montaggio – altro vero protagonista
del film – di Ilaria Fraioli. Prodotto da Mir Cinematografica, il
film è stato presentato con grande
successo al 60° Festival di Locarno
e in numerosi altri contesti internazionali,
ha vinto il premio come miglior
documentario al Festival di Torino e
ha ottenuno la candidatura ai David
di Donatello. Ha circuitato nelle sale
cinematografiche grazie alla distribuzione
Mikado – caso piuttosto raro
per un documentario – ed è adesso
pubblicato da Feltrinelli in un cofanetto
che contiene anche il libro dal
titolo Le rose. Lo proiettiamo al Premio Pieve come una sorta di ritorno al luogo di origine. www.vogliamoanchelerose.it
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Cìncali cioè: zingari! Così credevano di essere chiamati gli italiani emigrati in Svizzera; pare, invece, che fosse una storpiatura di cinq, cinque nel linguaggio degli emigranti padani che giocavano a morra sì, ma voleva dire anche zingaro! Quasi un anno di testimonianze, un anno di memorie rispolverate a fatica. Ho preso la macchina e ho girato senza un luogo preciso dove andare, eppure il Sud è tutto uguale, non hai bisogno di sapere dove qualcuno ha preso le valigie ed è partito: basta entrare in un bar, un bar della provincia e chiedere. La risposta è sempre la stessa: qui tutti siamo emigrati me lo racconta? Si fanno pregare, un attimo soltanto, poi partono con la loro storia, infinita, che reclama ascolto. Anche il Sud è infinito. Me lo insegna la mia macchina che mi porta di paese in paese, sempre per caso, e s'inerpica tra i paesi montani del nord-est produttivo ed è ancora Sud. Sì! Per i Belgi, gli Svizzeri, i Tedeschi che chiedevano braccia dopo la seconda guerra mondiale, Sud era la Puglia, la Sicilia, la Calabria e Sud era il Veneto, il Friuli: - siamo emigrati tutti qui - Quattro parole, sempre le stesse.
- Sì, sì io ci ero amico con quelli del Sud, ma noi veneti ci trattavano meglio di loro, all'estero - e giù così fino a Lecce confine ultimo ad est, che non ha un Sud, e allora il cerchio si chiude: - noi leccesi lavoravamo meglio e di più di quelli del nord perciò eravamo rispettati - Non è vero purtroppo, né per gli uni né per gli altri, ma ognuno ha bisogno di un proprio Sud.
Negli archivi pubblici e privati trovo lettere, diari salvati per miracolo ma loro non hanno più nulla, - ho bruciato tutto - mi confessa qualcuno meglio dimenticare...- Meglio dimenticare.
Non la penso esattamente così ma accetto la loro posizione di esuli perenni, di zingari della memoria, senza una terra da chiamare casa: - stavo meglio al Belgio mi dicono in Italia. - Qui si sta bene, ma il paese è il paese mi dice chi è rimasto fuori. Non è vero purtroppo, loro una casa non l'hanno più. Alcuni mi indicano qualcun'altro come se fosse la loro casa - chiedi a lui, a lui! Lui conosce tutte le nostre storie -.
- Per trent'anni ho letto e scritto tutte le lettere di questo paese. Qui erano tutti analfabeti! - Un postino. Il postino. Due, tre, quattro postini e anche loro sono tutti uguali, come il Sud. Sapevano tutti leggere e scrivere. Li ascolto e scopro in loro la coscienza involontaria di un'intera comunità. Il postino ha molto da dire, ricorda tutto perché la sua era una missione, lui era il ponte con il mondo, lui ha viaggiato più di tutti senza aver mai lasciato il paese: il postino sì che ha memoria!
E la memoria è importante, perché - ne abbiamo sempre meno
- perché - qualcuno l'avrà pure permesso quel boom economico
- perché - l'Italia girava in Cinquecento e noi dormivano in otto in una stanza
- perché - siamo stati venduti dallo Stato per un sacco di carbone
- perché - mi vergogno di raccontare a mio figlio quello che siamo stati e come ci hanno trattati -
Il postino, lui sa tutte queste storie sì, ma come metterle in scena? Forse partirò da qui
(Luce. In scena c'è un postino. Racconta)
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Vivere di utopia Camillo Brezzi presenta le memorie di Paola Oliva Bertelli, finalista al Premio Pieve 2006 |
| Praga, radio clandestina di Paola Oliva Bertelli Terre di Mezzo È il 1947 e Paola ha solo 15 anni quando Palmiro Togliatti le consegna la tessera del Partito comunista italiano. Da quel momento il Pci diventa il perno della sua vita. Nel 1953 l’autrice espatria clandestinamente: va a Praga per lavorare alla radio del Partito. Solo da oltre cortina la voce del comunismo riesce a rompere la censura dell’Italia del dopoguerra. Poi è la volta di Bucarest, da dove viene espulsa per attività antigovernativa. Al ritorno nel nostro Paese, dopo sette anni di lontananza, inizia a occuparsi di ricerca sociale, senza tralasciare l’impegno politico. La vita privata dell’autrice, con i suoi amori e tradimenti, le sue passioni e la militanza, si intreccia con settant’anni di storia contemporanea vista attraverso gli occhi di chi ancora crede che la politica possa cambiare la società: “Ma io sono felicemente vissuta di utopia. Per tutta la vita”. prefazione di Nicola Tranfaglia |
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Consegna del Premio speciale della Commissione di lettura “Giuseppe Bartolomei” alle lettere di Sisto Cherchi scritte a Ombretta Pellegrini |
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Cristina Bernhard
Corrado Di Pompeo
Leo Ferlan
Vincenzo Galardo
Francesca Mengoni
Luigi Re
Anna Soprani
Armando Viselli
Premio speciale della Commissione di Lettura Giuseppe Bartolomei
Premio per il miglior manoscritto originale sponsor ufficiale
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