
Antonio Specchio
Detenuto politico 3048
I primi cinquant’anni
del
Novecento sono
lo sfondo di
questa autobiografia,
ambientata nelle campagne
pugliesi dove la povertà è il segno
dominante. Le prime leghe dei
contadini, le riunioni, le discussioni
fatte da soggetti di grande moralità e
coraggio, giacché «a temere questa
forza erano il prete e il padrone», che
reagirono in maniera durissima, in
stretta alleanza con lo Stato borghese
e monarchico. Seguono gli anni
terribili della prima guerra mondiale -
«si gridava: Abbasso i guerrafondai…
la guerra è dannosa per noi lavoratori!
» e quelli gloriosi delle lotte per le
riforme agrarie tra il 1919 e il 1920,
brutalmente represse dal fascismo
(memorabile è la descrizione dell’uccisione
del giovane Ferruccio Barletta,
linciato dalla folla aizzata da un
ufficiale dell’esercito) che vince grazie
alla violenza e alla corruzione delle
classi dominanti. Il racconto ha il suo
centro nella manifestazione avvenuta
nella città di Minervino per resistere
alle violenze fasciste e che sfociò in
alcuni episodi di devastazione e sciacallaggio.
Antonio Specchio, coinvolto
suo malgrado, per questo fatto viene
condannato a 29 anni di carcere
(cinque condonati perché medaglia
d’argento al valor militare). Nonostante
il carcere la militanza resta forte
e le idee non vengono sconfitte con
la repressione. “3048” è il numero
della matricola data a Specchio nel
carcere di San Gimignano, sua prima
destinazione dopo il processo.
prefazione di Adolfo Pepe
Roma, Editrice LiberEtà, 2008
pp. 306 con ill., euro 12,00
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