
Giovanni Piazza
Te disaró quèst. Vita quotidiana e grande storia in un’autobiografia popolare
autobiografia 1896-1983
Giovanni nasce nel 1890 a Sirone,
piccolo paese della Brianza, in una famiglia povera; da bambino aiuta il padre
nel lavoro in cava per estrarre le macine da mulino e da frantoio: "ma io
pensavo di fare lo scalpellino". A dodici anni viene mandato ad apprendere il
mestiere tanto desiderato ad Oggiono, dove lavora fino ai venti, prima di
emigrare in Svizzera, ma non lontano da casa, per poter passare almeno le feste
con la famiglia: "desideravo molto di andare al'estero a lavorare e mi sentivo
col mestiere più che apposto, ma non sapevo dove o Svizzera o Germania o Francia
i più vicini di territorio, e alla mente". Contemporaneamente impara a suonare
il clarino, entrando a far parte prima della banda di Sirone e poi di Lugano:
"al sabato sera con il concerto godevo un mondo, sul palco guardavo la piazza
piena di gente coi colori variopinti".
Nel 1914 si trasferisce in Germania, a
Buchlertal, dove lavora i manufatti in pietra, scolpendo anche una fontana per
la villa del figlio di Bismarck. Allo scoppio della prima guerra mondiale è
costretto a rientrare in Italia, dove parte per il fronte, combattendo prima
nella zona di Cividale e poi a Monfalcone, sul Carso: "sarà difficile che
portiamo a casa la pelle". Durante un'azione di guerra viene ferito da una
granata. Ricoverato vicino a Modena, si mette in contatto con la famiglia per
dare sue notizie: "scrissi subito a mia Madre sono qui in ospedale a Carpi non
pensate male sono qui come essere in paradiso, con una ferita intelligenta come
la desiderano tanto i soldati e poi è una pallottola in un piede è una grazia
che non sia nel corpo nei posti più delicati". Congedato nell'agosto del 1919,
solo nel 1969 viene insignito con la medaglia di Cavaliere di Vittorio Veneto:
"consisteva in una medaglietta d'oro e 60 mila lire all'anno". Rientrato a casa,
riprende ad esercitare il suo mestiere prevalentemente vicino a Lecco, eseguendo
anche lavori di scultura. Si sposa nel 1923, ha due figlie. Ritorna per un breve
periodo in Svizzera, poi dal 1933 si mette a lavorare in proprio per dieci anni
e ancora da dipendente fino al pensionamento.
Di fede socialista, sarà anche
consigliere comunale a Sirone per dieci anni. Terminata l'esperienza politica,
si impegnerà sia nel pittura che nei giochi delle bocce e delle carte. E a 93
anni si metterà in testa - riuscendoci - di scrivere tutta la storia della sua
avventurosa vita.
Galbiate (LC), Museo Etnografico dell'Alta Brianza, 2006
a cura di Rosalba Negri
postfazione di Pietro Clemente
pp. 192 con ill. e Cd Rom - euro 18,00
finalista al Premio Pieve - Banca Toscana 2005
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