
Sisto Monti Buzzetti
Scusate la calligrafia
Lettere dal fronte
Trecento lettere e cartoline che un giovane
ufficiale di fanteria di stanza nella zona
compresa tra il passo Rolle e la Val Cordevole,
scrive alla famiglia dal fronte. Senza
mai abbandonarsi alla disperazione o al
lamento – anche se “i nostri occhi hanno
perduto le lacrime” – Sisto si rivolge ai suoi
cari con ironia, rassicurandoli sempre sulla
sua salute ottima, sulla grande capacità di
adattamento, allegando fotografie dei paesaggi
montani che vede, pieno di serenità
per l’affetto e le premure familiari. “Cara
mamma, stanotte è stata la prima che ho
passato al fronte. Ho dormito comodissimamente
senza sentire punto freddo e pensare
che mi trovavo oltre i 2000 m.”.
La natura circostante, imponente e allo
stesso tempo indifferente alla sorte umana,
un senso del dovere assoluto, l’attaccamento al paese e alla famiglia, rendono
ogni lettera un atto di fiducia verso l’uomo e un affidarsi alla misericordia divina.
“Forti, si deve essere, forti nel soffrire finché la fibra resiste. Prego, prego e mi
sento più tranquillo, più forte e la speranza si rinnova”.
I combattimenti si intensificano, i nemici attaccano e la sua sorte è segnata,
ma lui non teme per la sua vita ed è sicuro di tornare a casa. “La mia fiducia
nella protezione di Dio non ha confine ed ogni giorno si rafforza alla prova. È
vero che abbiamo dato delle buone scoppole all’esercito nemico. Ho assistito a
delle carneficine, a delle stragi, che a me ormai abituato alla guerra, pur hanno
fatto orrore”. Sino all’ultimo trasmette speranza. L’8 giugno scrive: “sto molto
scomodo; vi scrivo su di una tavoletta appoggiata sulle ginocchia. Baci”. Morirà
il giorno dopo colpito da una scheggia nemica.
prefazione di Antonio Gibelli
Milano, Terre di Mezzo, 2008
pp. 288, euro 14,00
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