
Gino Montemezzani
Come stai compagno Mao?
autobiografia 1927-1970
«Torno indietro, e mi ritrovo là
dove sono nato… nel 1927»: Val
Padana, freddo intenso e caldo
afoso, «quasi che le altre stagioni
non esistessero», una cascina
«sporca e malinconica, come tutte
le cascine», miseria, bigottismo
e fatiche sovrumane». È l’inizio
della memoria di Giacomo
“Gino” Montemezzani, che nasce
quando i nipotini cominciano
a chiedergli: «Nonno, mi racconti
di quando…», e vogliono
sapere «come vivevano e cosa
facevano “gli antichi”». E la vita
di quegli “antichi” era una vita di
lavoro e sofferenza, ma anche di
qualche momento di serenità legato
a bevute di acqua fresca e
qualche “viaggio” sul carro.
Poi, il trasferimento a Milano e il
cambiamento di status della famiglia,
la scuola; l’impegno antifascista,
la scelta di militare nella
Resistenza e di andare in montagna.
E la vittoria giunge come
promessa di un mondo migliore:
ma c’è tutto da ricostruire, le
fabbriche e le città, le strade e le
scuole. L’impegno allora continua
assoluto, a Milano in feste
de l’Unità fatte nelle “catacombe”,
e in Sicilia, come funzionario
del Pci nel pieno della violentissima
reazione scelbina,
quando le carceri si riempivano
di comunisti.
Luglio 1960, Genova, Reggio
Emilia, «il primo vero scossone
del risveglio popolare». E Gino con altri compagni esce dal Pci,
coerente all’idea di «una rivoluzione
nella rivoluzione», dando
vita a un gruppo comunista autonomo,
il “Gruppo Proletario
Luglio 60” del Lorenteggio: «Avevamo
l’impressione di essere in
Italia il primo gruppo di comunisti
orfani del Pci di una certa
consistenza locale». Qui, Gino
accenna ai primi collegamenti
“filocinesi” ed extraparlamentari
e, poco dopo, si legge la pagina
più sensazionale della sua biografia:
l’incontro a Pechino nientemeno
che con Mao in persona,
avvenuto il 17 maggio 1964:
«Colloquio pacato, senza effusioni,
ma le questioni in discussione
erano enormemente al di sopra
della nostra statura». Al ritorno
in Italia, Gino, che fa il camionista,
partecipa a una discussione,
e viene violentemente
preso in giro quando, alla domanda
«ma tu che ne sai? Tu
l’hai visto come sta?» afferma
che sì, Mao lo aveva incontrato e
ci aveva parlato…
Roma, Edizioni LiberEtà, 2006
presentazione di Saverio Tutino e Daniela Brighigni
pp. 155 con ill. - euro 9,00
finalista al Premio LiberEtà 2003 e al
Premio Pieve - Banca Toscana 2005
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