Leo Ferlan
La geometria dei sentimenti
Lettere d'amore
Terre di mezzo
Le lettere inviate negli anni Cinquanta da un giovane studioso,
originario di Idria, oggi città della Slovenia, lasciano
la traccia di un percorso di vita, di studi e di lavoro di una
personalità forte e sensibile. Leo coltiva una passione verso
l’osservazione naturalistica, che approfondisce con studi da
autodidatta poiché le condizioni della famiglia non gli permettono
di pagarsi l’Università. Nonostante ciò, si introduce
nell’ambiente di ricerca e, grazie alla sua mente brillante,
viene invitato a unirsi ad un equipe di studiosi in Algeria.
Inizia una corrispondenza con Miriam, una giovane in cerca
di lavoro alla quale Leo risponde con una gentilezza iniziale
che si trasformerà ben presto in un’assidua confidenza.
“La solitudine è divina, ma rimbambisce spaventosamente.
Fa bene parlare a qualcuno, talvolta, e fa pure bene ascoltare. (…) Non crede che
dovremmo lasciar in banda il “Lei”, untuoso e in un certo modo prammatico, e
passare al “tu” come fanno i buoni amici?”. Il dialogo epistolare cresce di giorno
in giorno, Leo si confronta con Miriam, si confida, scambia consigli, le racconta del
suo amore per la natura, le fa scoprire la sua indole curiosa e pacata: “Io mi sento
bene ovunque; quasi, non sono mai “lontano” poiché non riesco a trovare un punto
di riferimento”. Riescono a incontrarsi durante un breve soggiorno in Italia, nasce un
sentimento, cambia il tono della scrittura, i pensieri diventano sempre più profondi
e Leo condivide con la sua Miriam, noia, attesa, confusione, gioia, dolore, poesia:
“Ho bisogno di te, Miriam, come d’un veleno buono, dolce, cui vada assuefacendomi;
un veleno di cui hai sempre più bisogno, a dosi sempre più grandi, senza che
faccia male”. Costretto a rimpatriare a causa del ridimensionamento del personale
in Nordafrica nel 1954, si pone il problema di una nuova occupazione: nonostante
numerose pubblicazioni gli manca un titolo di studio regolare. Si trasferisce a
Bergamo presso una stazione sperimentale. Sempre lontano dall’amata, che nel
frattempo diventa sua moglie, Leo è deluso dal nuovo ambiente: “un mondo chiuso
che non s’affaccia su niente, che passa e si consuma in se medesimo”. Affianca i
lavori di ricerca del direttore e degli sperimentatori, continua i suoi studi, ormai in
grado di conseguire un titolo ufficiale. Il destino non lo permette: la diagnosi di un
male precoce lo conduce a morte prematura.