
Raffaele Favero
Premio Pieve - Banca Toscana 2005
Rafiullah
Via da Milano, fra i mujaheddin
Nell'ottobre del 1983, mentre i sovietici invadono l'Afghanistan, i mujaheddin seppelliscono Raffaele Favero con gli onori di un martire di guerra. Rafiullah, come Raffaele si firma nelle sue lettere giovanili, era lì per girare un documentario televisivo. "Rafiullah filma, -come dice Giovanna Botteri nella prefazione- col kalashnikov al braccio. Non riesce a essere testimone, ha bisogno di essere protagonista. Il giornalista che accetta di dare una parte di sé in cambio delle storie che raccoglie. Come faceva Tiziano Terzani". Era partito da Milano come altri, negli anni '70, per raggiungere l'India via terra. Ma si è fermato in Afghanistan. Convertito all'Islam, progetta di costituire una comune, si ostina a piantare nel deserto decine di eucaliptus. Per vivere fa il contrabbandiere, l'attore, l'ingegnere edile, chiede soldi a casa. Impara a parlare il pashtu, diventa fratello e amico dei mujaheddin. Finché incontra Jill, innamorata quanto lui del Medio Oriente. E la possibilità di condividere le sue inquietudini con una compagna apre la strada a una vita adulta senza rinunciare ad essere speciali.
In questo volume si ripercorre, attraverso le lettere che Raffaele manda alla famiglia, la storia di un uomo libero, dai giorni freak all'esperienza di padre. Fino alla scelta di tornare in Afghanistan, quando i sovietici invadono il Paese, per raccontare dall'interno la resistenza.
Attratto dall'islamismo, Favero è diventato amico dei mujahedin afghani dimostrando come la questione dell'incontro tra le religioni sia possibile senza ricorrere alla violenza.
Prefazione di Giovanna Botteri
con interventi di Patrizia Favero
Milano, Terre di Mezzo, 2006
pp. 150 con ill. - euro 12,00
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