
Gaetano Carlucci
Patrie e domestiche cose
Forum Edizioni
collana Autografie, diretta da Loretta Veri
Sullo sfondo del passaggio dal regime borbonico a quello piemontese, le
lettere che un padre gesuita invia al fratello, farmacista in Melfi. Partito
da Napoli nel 1855 poco più che ventenne esercita il suo ministero di
insegnante e sacerdote in varie città della Spagna, dopo aver rinunciato
ai suoi beni secondo i precetti della sua religione. Inviato in missione in
Argentina vi rimarrà per ventisette anni e sarà amato dal popolo fino alla
morte, avvenuta a Cordova nel 1900. Onorato per il suo apostolato, per
la dedizione verso gli orfani e i bisognosi, Padre Carlucci sarà ricordato come fondatore
della Comunità dei Giuseppini. La scrittura, non sempre assidua, è il suo legame
indissolubile con la famiglia e con la patria: molto è l’interesse per la salute dei suoi cari,
per le “domestiche cose”, per i fatti politici, e sempre raccomanda preghiere, devozione
e prudenza.
Di queste lettere se ne parlava in casa, nella casa avita cioè, quella dove nacquero mio padre e mio nonno Camillo e dove esse giungevano, dalle Spagne o dalle lontane Americhe, al bisnonno Gennaro,
farmacista, fratello appunto di Padre Cayetano Carlucci della Compagnia di Gesù. Le sembianze di
questo lontano antenato erano in un quadro nella camera della nonna (madre di tredici figli) che lei
mostrava ai nipoti dicendo che era ‘morto in concetto di santità’. Siccome erano conservate molto
gelosamente e null’altro ci veniva detto, ci accontentavamo di questa santità considerando quella
sua immagine appesa al muro una valida protezione della casa colpita e gravemente danneggiata da
almeno tre terremoti. In quella stessa stanza della nonna, il figlio più piccolo, di nome Gaetano per
l’appunto, fu trovato miracolosamente vivo fra i calcinacci e i muri crollati nel terremoto del ’36. Avendo
deciso di partire per il Nicaragua negli anni Ottanta, trasferimento che sembrava allora definitivo,
nell’accomiatarmi dalla famiglia paterna chiesi di poter leggere quelle lettere dell’antenato che mi
aveva preceduto nei sentieri delle Americhe. Fui immediatamente colpito dalla limpidità di quella prosa,
dall’intensità del legame e degli affetti familiari e, in pochi magistrali, impietosi squarci, dalla durezza
e spietatezza con cui veniva descritta la vita dell’America coloniale.
Ma tutto l’apostolato del Padre fu pervaso da una pietas non solo cristiana, ma primaria. I mali e le
piaghe sociali di quel mondo furono il fardello di cui si caricò fino a morirne.
[dall’introduzione di Carlo Carlucci]
leggi l'inizio del testo
con una nota introduttiva di Carlo Carlucci
Udine, Forum, 2010 - Autografie 02
pp. 152 con ill. - euro 13,00
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