Premio Pieve - Banca Toscana
ventiquattresima edizione
programma della manifestazione
12-14 settembre 2008

l'alfabeto di Pieve, un'idea di Gian Enrico Barbagli
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verrà presentato il primo volume della collana la banca della memoria promossa da Banca Toscana e Archivio Diaristico Diletta patria. Quaderni di una famiglia garibaldina di Alceste e Augusto Trionfi con un saggio introduttivo di Massimo Baioni Edizioni Polistampa |
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Autori Vari, Campo WWF Wanda Affricano Achille Astori Lucindo Baroni Egidio Cristofoletti Wanda De Angelis Mario Fargnoli Pietro Galastri Bortolo Galletto Giuliano Lenci Pietro Mencherini Luigi Re Anna Soprani Alceste Trionfi Walter Vincentelli |
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Alina Marazzi ha realizzato il suo film
Vogliamo anche le rose partendo
da tre diari femminili dell’Archivio di
Pieve che ha adattato, insieme con
Silvia Ballestra, trasformandoli nelle
voci di Anita Caprioli, Teresa Saponangelo
e Valentina Carnelutti. I diari
sono il filo conduttore della storia, e
la storia è quella a cavallo degli anni
Sessanta e Settanta dove si racconta
dell’emancipazione femminile, delle lotte per il riconoscimento di diritti
fondamentali, delle contestazioni,
della libertà sessuale, della presa di
coscienza della propria identità. Il film
si avvale di immagini d’archivio, filmati
d’epoca, animazione, miscelando
molti ingredienti grazie al sapiente
montaggio – altro vero protagonista
del film – di Ilaria Fraioli. Prodotto da Mir Cinematografica, il
film è stato presentato con grande
successo al 60° Festival di Locarno
e in numerosi altri contesti internazionali,
ha vinto il premio come miglior
documentario al Festival di Torino e
ha ottenuno la candidatura ai David
di Donatello. Ha circuitato nelle sale
cinematografiche grazie alla distribuzione
Mikado – caso piuttosto raro
per un documentario – ed è adesso
pubblicato da Feltrinelli in un cofanetto
che contiene anche il libro dal
titolo Le rose. Lo proiettiamo al Premio Pieve come una sorta di ritorno al luogo di origine. www.vogliamoanchelerose.it
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Merenda sul prato a cura di Grazia Cappelletti e Ristorante il Moro la commissione di lettura incontra i finalisti del Premio Pieve saranno presenti sei degli otto finalisti Cristina Bernhard Giovannangelo e Franco Di Pompeo per Corrado Di Pompeo Vincenzo Galardo Francesca Mengoni Francesca De Sanctis per Luigi Re Fabrizio Zettera per Armando Viselli |
![]() foto di chicco saponaro |
Compagnia del Teatro dell'Argine Italiani cìncali di Nicola Bonazzi e Mario Perrotta interpretato e diretto da Mario Perrotta voci amichevolmente registrate da Peppe Barra, Ferdinando Bruni, Ascanio Celestini, Laura Curino, Elio De Capitani |
Cìncali cioè: zingari! Così credevano di essere chiamati gli italiani emigrati in Svizzera; pare, invece, che fosse una storpiatura di cinq, cinque nel linguaggio degli emigranti padani che giocavano a morra sì, ma voleva dire anche zingaro! Quasi un anno di testimonianze, un anno di memorie rispolverate a fatica. Ho preso la macchina e ho girato senza un luogo preciso dove andare, eppure il Sud è tutto uguale, non hai bisogno di sapere dove qualcuno ha preso le valigie ed è partito: basta entrare in un bar, un bar della provincia e chiedere. La risposta è sempre la stessa: qui tutti siamo emigrati me lo racconta? Si fanno pregare, un attimo soltanto, poi partono con la loro storia, infinita, che reclama ascolto. Anche il Sud è infinito. Me lo insegna la mia macchina che mi porta di paese in paese, sempre per caso, e s'inerpica tra i paesi montani del nord-est produttivo ed è ancora Sud. Sì! Per i Belgi, gli Svizzeri, i Tedeschi che chiedevano braccia dopo la seconda guerra mondiale, Sud era la Puglia, la Sicilia, la Calabria e Sud era il Veneto, il Friuli: - siamo emigrati tutti qui - Quattro parole, sempre le stesse.
- Sì, sì io ci ero amico con quelli del Sud, ma noi veneti ci trattavano meglio di loro, all'estero - e giù così fino a Lecce confine ultimo ad est, che non ha un Sud, e allora il cerchio si chiude: - noi leccesi lavoravamo meglio e di più di quelli del nord perciò eravamo rispettati - Non è vero purtroppo, né per gli uni né per gli altri, ma ognuno ha bisogno di un proprio Sud.
Negli archivi pubblici e privati trovo lettere, diari salvati per miracolo ma loro non hanno più nulla, - ho bruciato tutto - mi confessa qualcuno meglio dimenticare...- Meglio dimenticare.
Non la penso esattamente così ma accetto la loro posizione di esuli perenni, di zingari della memoria, senza una terra da chiamare casa: - stavo meglio al Belgio mi dicono in Italia. - Qui si sta bene, ma il paese è il paese mi dice chi è rimasto fuori. Non è vero purtroppo, loro una casa non l'hanno più. Alcuni mi indicano qualcun'altro come se fosse la loro casa - chiedi a lui, a lui! Lui conosce tutte le nostre storie -.
- Per trent'anni ho letto e scritto tutte le lettere di questo paese. Qui erano tutti analfabeti! - Un postino. Il postino. Due, tre, quattro postini e anche loro sono tutti uguali, come il Sud. Sapevano tutti leggere e scrivere. Li ascolto e scopro in loro la coscienza involontaria di un'intera comunità. Il postino ha molto da dire, ricorda tutto perché la sua era una missione, lui era il ponte con il mondo, lui ha viaggiato più di tutti senza aver mai lasciato il paese: il postino sì che ha memoria!
E la memoria è importante, perché - ne abbiamo sempre meno
- perché - qualcuno l'avrà pure permesso quel boom economico
- perché - l'Italia girava in Cinquecento e noi dormivano in otto in una stanza
- perché - siamo stati venduti dallo Stato per un sacco di carbone
- perché - mi vergogno di raccontare a mio figlio quello che siamo stati e come ci hanno trattati -
Il postino, lui sa tutte queste storie sì, ma come metterle in scena? Forse partirò da qui
(Luce. In scena c'è un postino. Racconta)
| coordina Andrea Franceschetti interventi musicali Pieve Jazz letture Andrea Biagiotti e Grazia Cappelletti |
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