Antonella Federici
Brani scelti
Bologna 5.12.1982 (domenica d'inverno, fredda e assolata)
Caro papà,
eccomi di nuovo. Sai che soffro di grafomania e soprattutto di comunicabilità, malattie che nessuno può curare ma in qualche modo stabilizzarle si, scrivendo molto. Ieri sono uscita con un ragazzo di diciannove anni, quasi un amico. Abbiamo fatto una interminabile passeggiata al centro, abbiamo chiacchierato, e ci siamo anche tenuti per mano. È stata una cosa molto tenera. La giovinezza sfacciata di Toni mi fa un po' rabbia ma in fondo, credo di avere sempre qualcosa da imparare e quindi serve anche questa sottile invidia di cui io sorrido dentro di me. (Essere giovani non è facile, non lo è mai stato). La sua incoscienza è così trasparente e naturale, che riesce a incantarmi può stupirmi e comunque mi trova ogni volta impreparata.
Ha una tale voglia di vivere che mi sconcerta. La sua allegria è comunicativa e mi ha fatto sentire una sbarba di trent'anni. Gliel'ho detto ma non credo che abbia capito, non poteva capire, vive in un alro mondo. Capirà quando avrà i miei anni. A volte lo sentivo imbarazzato, credo che una leggera soggezione lo inibisce un po', ma ho fatto di tutto per metterlo a suo agio; non è stato facile, capisci? Lui non conosce certi angoli della sofferenza e dell'amore. Crescerà, basta aspettare, non c'è bisogno di forzare niente. Crescerà da solo, e capirà. Papà, lo sai che non sono più capace di innamorarmi? È come se tutto quello che avevo da dare io l'abbia già speso e non mi resti che una sensazione di appagamento, di pienezza. A volte è una sensazione un po' amara, di vuoto, non senti più il desiderio di abbandoni passionali, di sfinimenti liquidi d'amore. Certo si soffre meno. È come vivere sempre un sorriso senza avere più la forza di una grande risata. È la serenità, padre mio, che sostituisce con gli anni la felicità, così sperata e poco conosciuta. Non è niente di male anche se il tormento riesce ancora a farsi sentire. E non è neppure eterna insoddisfazione. So che capisci cosa voglio dire, certi momenti del giorno sono penosi: per esempio alzarsi al mattino e non trovare altro che la propria immagine allo specchio. Ma sono momenti che si risolvono da sé. Anche tu provavi lo stesso struggimento, quando eri solo ma la speranza ti ha sempre sostenuto, non è vero? Che bello eri, padre mio! Bello dentro, nel cuore, negli occhi, nella testa. L'eredità che mi hai lasciato è la tua umanità. Non potrei non amarti. Sarai con me perché ti porto dentro.
Antonella
Bologna 20.12.82
Caro Stefano,
ho tanta voglia e bisogno di vederti, che mi sono ridotta a scrivere di te e a te, per non perdere del tutto i contatti col resto di me che ti odia e non ti vuole. Vivo come se fossi la tua vedova con tutti i ricordi che mi hai lasciato, il tuo disordine, il tuo odore. È una persecuzione: oltre alla nostalgia, si aggiunge adesso il senso di abbandono. Che però non mi fa piangere, mai. I canali delle lacrime si sono seccati, quasi che la tua indifferenza avesse bruciato il loro liquido e il sale; non ho più parole per dirti in quale prostrazione mi hai lasciato e quanto astio riesce a vomitare il mio cuore. Sto qui e aspetto, chiedo di te all'Anna, pur di sentirmi dire che ci sei ancora, e che quindi posso continuare a strisciare, sperando che ti ricordi che esisto anch'io. Ma io non ti cercherò, dovessi morire per la voglia. Non meriti la mia attenzione, non meriti questo stupido, grande, dolcissimo amore.
Antonella
Bologna 17.1.83
Cara mamma, è la seconda volta che vengo a trovarti e tu sei stranamente dolce e disponibile. Allora, mi viene da chiedermi: cos'è successo? Che cosa ti rende così buona da farti sembrare perfino giovane d'aspetto? O che cosa ho mai fatto io, di così gratificante per te, che possa averti indotto a tornare una madre così normale? Questa inattesa novità mi rende un po' perplessa.
In una vecchia cartolina della nonna, un giorno trovai scritta questa frase: la carta parla quando la gente tace. Sono costretta a scriverti per poterti comunicare le mie sensazioni.. Tra di noi non c'è ancora dialogo. Quando va bene, i nostri lunghi silenzi sono fatti di sorrisi e di rapide tenerezze; ma quando oggi mi hai detto: - Allora, cosa c'è di nuovo? - sono rimasta così sorpresa che non ho saputo che dirti e ho buttato lì un imbarazzante: - Tutto vecchio, mamma - Desideravo parlarti di me, dei miei problemi attuali, ma non c'è stato il tempo e nemmeno il modo; la tua domanda mi ha colta così di sorpresa che il fiato è stato più corto ed è ripiombato il silenzio.
Peccato, un'altra occasione per aprirci buttata via; e sono occasioni così rare che bisognerebbe saperle sfruttare. Ma non ero proprio preparata. Io ti voglio bene, me ne rendo conto in questi giorni in cui sei così gentile. Sono i giorni come questo che non mi fanno pentire d'averti cercata, dopo anni di silenzio. Spero che capiti un'altra occasione, io di speranze ne ho da vendere. Resta il fatto che mi fa piacere vederti così, perché torni quasi bella come una volta, quanto ero bambina e avevo di te un'immagine incantata. Rimani così per un po', se non ti costa molto.
Un bacione da tua figlia
Antonella

Caro, carissimo papà, non era il Perù la meta di Mario. È partito stanotte per il Brasile, come un ladro, come chi scappa da qualcosa che odia e alla quale non tornerà. Mi ha telefonato dall'areoporto e ci ha messo solo tre minuti per dirmi: - Sono io, parto per il Brasile, ti scrivo appena posso. Abbi cura di te perché tornerò ricco e guarito e voglio trovare la mia sposa ad attendermi -. Ho riso e ho pianto a anche lui soffocava le lacrime con l'ironia. Avrei voluto vederlo ancora una volta ma tutto è stato preparato così in fretta che è rimasto solo il tempo che per una telefonata. Ti scriverò, ha detto. Spero davvero che lo faccia, voglio sapere che cosa fa, come vive, se vive.Antonella Federici
"Lettere ai miei"
diario, epistolario 1982-1984
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