Manilio Tartarini
nato a Canino (Viterbo) nel 1905, morto nel 1976
In bicicletta verso Fabro
diario 1943-1944
Lo spaccato di vita di un “uomo comune”, classe 1905, apolitico e apartitico, che nel
dopo armistizio si trova a svolgere la delicata professione di Segretario comunale a
Calcinaia, con l'incarico di gestire la distribuzione delle scorte alimentari. Manilio affida
al suo diario il racconto della sua solitudine, la mancanza della moglie e dei tre figli
rifugiati nella sicura campagna umbra a Fabro. Ma annota anche i suoi pensieri di uomo
onesto, le angherie dei fascisti della Repubblica di Salò, le pressioni affinchè si iscriva al
nuovo partito repubblichino, la negligenza del latitante Podestà, i misfatti dei tedeschi e
dei partigiani, e ancora la non avanzata degli alleati, arrestati da troppo tempo sul
fronte del Volturno. Dopo la liberazione di Roma, torna finalmente a Fabro.

Calcinaia venerdì 15 ottobre 1943
Sono le ore 20.15; il silenzio che mi circonda è sepolcrale e nessun rumore, anche il più minimo, lo rompe all’infuori dei lucubri rintocchi della campana della torre campanaria che suona le ore con ritmo lento che mi infonde maggiore tristezza nell’animo.
Ho terminato in questo momento la mia cena frugale costituita da una scatoletta di carne che ho riesumato nella dispensa (l’unica scatoletta che teneva compagnia a 4 o 5 consimili di sardine in salsa piccante che risalgono a vecchia data) ed ora sto fumando la mia fedele “Milit” sorseggiando qualche bicchiere di vino: Veramente volevo farmi un piatto di pasta asciutta col sugoso già preparatomi in bottiglie da Adriana e col piccante formaggio romano di cui sono rarissimo possessore perché Perguntino me ne ha riservato un bel pezzo. Però ho desistito dal mio proposito perché la pasta è un pasto pesante e non avrei avuto modo di digerirla facendo quattro passi al caffè come al solito.
Piano piano, e con molta buona volontà, mi sto abituando, con molto sacrificio, alla lontananza di Adriana e dei figli Sandro, Marida e Serenella.
Non nascondendo che in certi momenti ho desiderato un po’ di solitudine per riposare il mio spirito e soprattutto i miei nervi scossi dal lavoro d’ufficio che in certi giorni toglieva la mia abituale calma, ma ora che conosco la solitudine nel senso più ghiaccio della parola, mi sento veramente smarrito e benedico mille volte il giorno in cui mi decisi a costruire una famiglia dalla quale ormai sento di non potermi distaccare per lungo tempo se non per ragioni di forza maggiore come sono quelle attuali, imposte da una guerra senza precedenti e da distruzioni e massacri che, a ricordarli fra una decina di anni, faranno rizzare i capelli anche ad una palla di biliardo!
La partenza a Fabro di Adriana e figli, studiata, proposta, discussa, commentata, decisa, rinviata per vario tempo, fu effettuata il 5 di settembre e facilitata di molto dal fatto che il 31 di Agosto terminai l’interinato a Bientina e mi recai con la famiglia presso i suoceri per 15 giorni. Se la partenza si fosse effettuata il giorno 10 Settembre come avevamo stabilito e come in un primo tempo avevo richiesto in Prefettura, tutto sarebbe andato a monte perché il giorno 8 avvenne quel che avvenne con la richiesta dell’armistizio. Sarebbe stata la seconda fregatura perché anche in precedenza la nostra partenza era stata fissata per un certo martedì del mese di luglio mentre la domenica precedete (25 Luglio) avvenne il cambiamento del governo di Mussolini e fu rimandata “sine die” con la speranza che gli avvenimenti avessero migliorato la situazione fino al punto da non rendere più necessario lo smembramento della famiglia.
La partenza di Adriana era una questione seria principalmente dal punto di vista alimentare per me. La decisione del luglio fu presa perché già avevo avuto la garanzia di essere aggregato alla mensa ufficiali del Battaglione accantonato a Calcinaia (se fossimo partiti l’avremmo fatta grossa perché al mio ritorno non avrei più trovato il battaglione che si era trasferito a Milano per ragioni di ordine pubblico attinenti agli avvenimenti del 25 Luglio!). La partenza decisa per il 5 settembre è stata facilitata dal fatto che Savina mi aveva assicurato di farmi pensione. Fino ad oggi infatti tutto procede regolarmente ed il pranzo (il solo pranzo) che essa mi fornisce nei locali del Comune, mi è sufficiente. La sera, o caffè e latte con marmellata, o pasta asciutta, o qualche altra cosa, il tutto però inasprito ed amareggiato dalla maledetta solitudine. Savina mi ha prestato il romanzo “La contessa di Montecristo” romanzo da scuole tecniche, barbuto alquanto e lungo fino allo spasimo. E’ l’unico compagno mio nelle sere interminabili!...
Leggi le pagine iniziali dei finalisti 2010
Sylvana Baragiola
Magda Ceccarelli
Carlo Hendel
Giorgio Marchiani e Zoltán Goda
Nicolino Marras
Dario Poppi
Kemal Subasciaki
Manilio Tarantini

