vai al resoconto del premio pieve 2009




Maria Carlotta Schopf
nata a San Donà di Piave (Venezia) nel 1927
Venticinque traslochi
autobiografia 1927-2007

Ormai in pensione, dopo il divorzio e confrontandosi con la malattia psichiatrica del figlio, l’autrice ricorda un’infanzia trascorsa in varie città italiane per seguire il lavoro del padre. Dal 1944 la famiglia torna a Basilea dove Lotti termina gli studi. Dopo periodi trascorsi fra Inghilterra e Svezia, racconta i primi anni di sposa felice trascorsi in Sicilia, fino alla fine del matrimonio e alla decisione di concludere i suoi venticinque traslochi in Svizzera nel Canton Ticino.

Maria Carlotta Schopf in Sicilia nel 1966, incinta, con il maggiolone alle spalle


Gente come noi usava prendere in affitto il costume da bagno. Ancora oggi mi pare di vedermi seduta sui gradinoni in cemento, che da un bel prato conducevano in piscina, mentre i miei piedini, potevo allora avere tre anni, si lasciavano lambire dall'acqua troppo fredda per i miei gusti. Erano le prime ferie che mio padre poteva concedersi e ci trovavamo a San Sigismondo in Val Pusteria. Altrimenti papà programmava due uscite al mese da San Donà di Piave, avendo di domenica la possibilità di utilizzare la macchina in dotazione al cantiere edile della Ditta Ing. Ravà, per raggiungere le Dolomiti, che tanto amava.
Quel giorno mio padre noleggiò dunque i tre costumi da bagno e per primo si tuffò. Mia madre mi aiutò ad infilare il mio costumino e fece due bei groppi con le spalline per adattarmelo, visto che era un po' ampio, e raggiunsi papà. In cabina ora mia madre s'apprestò a mettersi il suo costume, ma si accorse di aver messo a me il suo, che, comunque sarebbe stato troppo piccolo per lei. Allora chiamò "Edi! Edi!" e papà accorse in suo soccorso. Udii la sua bella, sonora risata dalla cabina, poi egli si recò alla cassa e scelse un costume pressoché della taglia adatta alla sua consorte, che, da lì a poco, piuttosto mogia e imbarazzata per l'accaduto, ci raggiunse in piscina. Così ebbe inizio la rilassante vacanza in montagna, che a me diede per ricordo mesi e mesi di mal di pancia con diarrea, per cui fui costretta a cibarmi di purea e passati.
Dapprima abitavamo al Foro Boario di San Donà di Piave. Ricordo i grossi platani ed il ritmo del battitore di baccalà che di giovedì li martellava ammorbidendoli prima della consegna ai bottegai, per il tipico cibo di ogni venerdì. Di lunedì c'era il mercato con gli animali da cortile, ma non mancavano i buoi, cavalli, mucche e vitelli. Nelle feste la piazza si animava di giostre, baracconi e bancarelle e le donne portavano la loro mercanzia in grandi ceste portate a braccia. Altrimenti ci si andava per giocare e correre, mentre gli adulti si godevano l'ombra.
Trasferiti nel villino Barbato o Bartolotta, nei pressi della Caserma dei Carabinieri ed allo stradone che costeggiava l'argine del Piave, scprii un nuovo gioco, con le mie coetanee, sui 5 o 6 anni. Il manto stradale era soffice, morbidissimo, meglio della sabbia, alto ben 10 cm, era una polvere bianca, finissima che scorreva tra le dita e si poteva plasmare. Ma mi sembrava una magia quando una rara automobile passava davanti a me al lato della strada, creando una bionda nuvola di polvere, che si sollevava, restava a lungo in beata sospensione, prima di accucciarsi e disperdersi, afflosciandosi. Inventammo un nuovo gioco: appena si avvistava un'auto in fondo alla strada ognuna di noi si metteva a correre il più veloce possibile da un bordo all'altro della strada e via di ritorno, gareggiando, contando i tragitti, finché sopravveniva il mezzo costretto ad una brusca frenata per non investirci e noi ridevamo beate alla vista della faccia stupita del conducente, che a nostro avviso aveva sempre una faccia da cretino, e che stava quasi per mettere sotto le sue ruote delle bimbe incoscienti. Per me era ogni volta una nuova emozione vedersi formare, nel momento della brusca frenata, un polverone enorme, che sembrava coronare la nostra stupida, pericolosa impresa.
Ricordo momenti di gioiosa attesa, perché finalmente avrei avuto un fratellino o una sorellina con cui giocare. Purtroppo mia madre non riuscì a portare a termine quelle gravidanze; più tardi riuscii a spiegarmi l'atmosfera triste ed accorata, il volto sofferente di mia mamma che ben 5 volte aveva vissuto il dramma. I miei genitori nei loro sogni avevano pianificato 5 figlioli, ma rimasi figlia unica.





Leggi le pagine iniziali dei finalisti 2009
Carlo Cipriani
Maria Teresa Giulianelli e Dan Rabà
Valeria Pederiva
Sabrina Perla
Stefano Pucci
Antonio Sbirziola
Giulia Scabbia
Maria Carlotta Schopf




home

orari e contatti