Stefano Pucci
nato a Napoli nel 1819, morto a Castrovillari nel 1887
I fatti della procellosa mia vita
autobiografia 1819-1886
Un avvocato e magistrato di nobili discendenze fiorentine racconta il Sud Italia e Napoli negli anni del Risorgimento. Fu uno dei fautori del primo grande processo contro la camorra e personalità di spicco nella magistratura dell’epoca. Lo scrivere allevia i momenti di solitudine e sconforto, per colpa di un matrimonio infelice, sopportato grazie al lavoro e all’amore per i figli non privo di preoccupazioni.

Protesta
Non per vanità o superbia, ma nel solo fine di svelare gl'intimi sentimenti del mio cuore, e rendere noti i fatti della procellosa mia vita, mi indussi parecchi anni fa, a questo lavoro, il quale giunse ad un termine considerevole; ma poi, in un giorno d'irritazione nervosa, nel gennaio 1880, in Matera, lo detti alle fiamme.
Lo ricomincio quest'oggi, 8 maggio 1886 a consiglio premuroso della diletta mia figlia Sofia, contenuto in una sua lettera da Frosinone, oggi stesso pervenutami.
Lo dividerò in quattro epoche: infanzia, giovinezza, virilità, vecchiaia. Scriverò alla buona, come sento nel cuore, come scorre la penna, senza preparazione, senza studio, e come se parlassi il domestico linguaggio. Se diversamente volessi fare, nol potrei certamente, perché stanco della vita sventurata omai giunta al tramonto, non mi piegherei ad un lavoro serio, che pur volendo non saprei compiere. Chiedo adunque fin da ora perdono, se le cose che qui scrivo, non avranno venustà di forme, profondità di pensieri. Sarò certamente conciso e sincero nella narrazione di quel che credo dovessi conoscere intorno ai miei principi, a' miei studii, alle mie sventure, ed a tutto che mi riguardi, affinché chi non mi ha conosciuto, deplori un infelice vissuto nel dolore per tirannia di fato inesorabile. Comincio a scrivere queste carte nella mia tarda età di 67 anni e tre mesi, essendo nato il 2 febbraio 1819.
Origine della famiglia
La mia famiglia fu de' Pucci di Firenze, i quali valsero con altri nobili a far salire i Medici alla potestà Ducale. Pentitisi di poi, per la mala signoria di quelli, congiurarono contro la vita di Cosimo, ma andate le cose per le lunghe, furono scoperti, e due di essi, Pandolfo e Lorenzo, furono appiccati a' balconi del Bargello. I miei antenati ricoverarono in Lucca, e lì nacque Girolamo di Jacopo, adottante, da Girolamo Giovan Jacopo, da Jacopo Giovan Matteo. Il primo ebbe in moglie una Moroni, il secondo una Donati, il terzo una Geminiani. Giovan Matteo da Lucca passò a stabilirsi in Napoli, dove nacque mio avo Stefano, mio Padre Giovanmi, ed io.
Giovan Matteo diceva al figlio, con somma segretezza, le sventure politiche della famiglia; e siccome in Napoli viveva allora Luigi de' Medici, che fu ministro del Borbone, così proibiva che se ne parlasse, temendo nuove persecuzioni. Non ho potuto salire più su nella genealogia di famiglia, per dimostrare d'essere noi della stirpe nobile del Marchese vivente Roberto Pucci, per non aver potuto rintracciare l'atto di adozione di Iacopo a favore di Girolamo, ma la nostra origine è indubitata.
Puerizia
Ho detto che son vissuto mai sempre sotto una stella avversa, e lo prova la storia della mia vita.
Nacqui poche ore dopo la morte di mio Avo, e i miei genitori mi dicevano che piansi per quaranta giorni. Questo pianto era il preludio della mia sventura.
Mio padre sposò nel quinto lustro di sua età la gentil donna diciassettenne Maria Luisa Farina, figlia dell'avvocato Domenico.
Era egli ufficiale di 1^ classe nel Ministero della Guerra, ma poi per dissensi avuti col suo superiore, che voleva servirsi dell'opera di mio padre per rubare, fu mandato all'Alta Corte Militare in qualità di Capo Sezione. Indi fece l'esame di Commissario di Guerra, e morì nel 1861. Di settanta anni.
Era bello della persona, d'ingegno svegliato, di sufficiente cultura. Onesto, leale, bravo, cordialissimo. Amò la famiglia con affetto religioso, e fu riamato. Mia madre fu bella di forme e d'animo schietto, onesta, fedele, costante. Nacquero 9 figli di cui due maschi e sette femmine. Ne parlerò nel seguito di queste memorie a suo tempo e luogo. Basti per ora questo cenno. Passo a ricordare la mia infanzia.
Essendo nato secondo, ebbi a compagna ed amica de' primi anni, la primogenita Clementina. Fu dessa il mio primo amore, e, destino funesto, la donna è stata sempre la causa de' miei dolori.
Clementina, da me puerilmente tormentata, mi faceva spesso punire dal caro padre mio, e ci ho toccato delle brave busse. Così, di seguito, sono stato il bersaglio della donna, fino a questo giorno, siccome verrò dicendo.
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