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Valeria Pederiva
nata a Farra di Soligo (Treviso) nel 1944
Fuga in Albania
autobiografia 1950-2007

Tutta la vita di una donna del Nord Est: l’infanzia difficile accanto a un padre manesco, la tragica e prematura morte della madre, l’emigrazione a diciannove anni in Svizzera, il matrimonio con un compagno di fabbrica e la nascita di un figlio. Poi la separazione e il ritorno in Italia. Qui, la svolta: l’incontro con Kleydi, un albanese più giovane di lei di ventisette anni, l’innamoramento e la fuga con lui a Durazzo. Una storia passionale che finirà dopo due anni lasciandole una nuova consapevolezza di sé.

Valeria Pederiva


Riuscire a scrivere un libro, da tanti anni, mi frulla in testa questo pensiero, questa grande ambizione.
Per mè, che ho fatto solo le "elementari", scuole obligatorie all'epoca mia, è veramente una cosa quasi proibitiva, ma ho sperimentato che, nella vita, "volere è potere" e provo a sperimentarlo ancora.
Oggi ho 62 anni, vivo (da un anno e mezzo) in Albania, con un albanese conosciuto 10 anni fa in Italia, nel mio paese dove lui era emigrato, e fin qui non ci sarebbe nulla di strano; la cosa anomala è il fatto che lui ha 27 anni meno di mè; e per stare insieme a lui sono andata contro tutte le regole della nostra società, contro l'educazione ricevuta, contro ogni logica apparente, contro tutte le mie paure interiori: tutto per amore? Sì l'amore è una grandissima forza, ma anche la ribelione (che da sempre è dentro mè) lo è altretanto. Ribelione contro l'autorità, contro le istituzioni, così rigide, contro tutto quello che offende l'uomo. Ho anche una grande passione, leggere che è per me quasi un'esigenza di vita, e per mia fortuna in questo paese disastrato che è l'Albania, c'è una biblioteca con un considerevole numero di libri scritti in italiano; questi libri, mi riempiono la vita, mi fanno sentire viva, mi stimolano a crescere, a capire, ho una grande esigenza di capire il perché delle cose; il perché della vita. Tutto mi incuriosisce, specie i grandi della storia, a scuola non ho imparato niente, nemmeno le cose più elementari, al punto che per tanti anni ho pensato di essere un po' ritardata mentale, forse un po' di questa brama di leggere viene proprio dalla ricerca di mè stessa; così attraverso tante menti diverse, che hanno scritto tutti i libri che ho letto, capisco l'evoluzione.
Il mondo di oggi è molto diverso da quello della mia infanzia; sono nata nel 1944, ma non ho nessun riccordo di prima dei 6 anni. Un bravo psicologo, direbbe che ho rimosso quel periodo, per qualche ragione, (e nelle mie letture cercavo anche questo) ma io non sento nessuna ragione particolare per riccordare quel periodo, certo erano anni duri, appena finita la secconda guerra mondiale, il mondo stesso era ancora scosso, da tante brutture.
Secconda, di quatro fratelli, (due femmine, due maschi) credevo di essere la più disagiata dei miei fratelli, nel senso, che loro mi sembravano molto più sicuri di mè, io ero sempre spaventata, e avevo paura di tutto, tutto mi scuoteva trassalivo per niente, tanto che per questo fatto venivo derisa. Mio padre era contadino a mezzadria, la mamma lavorava in filanda per poter sfamare 4 bocche sempre affamate. La mamma morì che io avevo appunto 6 anni, e da qui iniziano i miei riccordi, anche se a sprazzi. So, per "sentito dire" che i miei genitori non andavano tanto daccordo, litigavano spesso, (non deve essere stato facile con 4 figli poveri com'erano) e appunto da un loro litigio, sfociò il dramma. Quel giorno la mamma scappò di casa, mio padre l'aveva picchiata, io non riccordo nulla di quel litigio, nemmeno il fatto che quella notte lei non dormiva con noi. (Dormivamo tutti nella stessa stanza). Abitavamo sopra una collina, lontano dall'abitato del paese, non avevamo ne corrente eletrica, ne acqua potabile. Il mattino dopo papà mi mandò di buon mattino, in paese a comperare il pane, (e qui iniziano i miei riccordi) al rittorno, "appena iniziata la strada ripida che portava a casa nostra" dal piano rialzato dell'ultima casa del paese, mi sentii chiamare - Valeria, alzai gli occhi e vidi mia madre (strano che non riccordo il suo viso, solo mi pare che era vestita di nero) iniziai a piangere implorandola di venire a casa; lei mi disse: ti prego, non piangere, non passeranno tanti giorni prima che venga a prendervi tutti e quatro, e vi porterò via con mè, ma prima devo andare a Milano (paese dove abitavano i parenti della mamma) cercherò una sistemazione per stare insieme, ma non dire a papà che mi hai vista, vai ora. A casa dissi solo a mia sorella maggiore, che avevo visto la mamma, e diviso il segreto con lei, mi sentii meglio. Non potevo sapere che quella sarebbe stata l'ultima volta che vedevo la mamma.





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Carlo Cipriani
Maria Teresa Giulianelli e Dan Rabà
Valeria Pederiva
Sabrina Perla
Stefano Pucci
Antonio Sbirziola
Giulia Scabbia
Maria Carlotta Schopf




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