Maria Teresa Giulianelli e Dan Rabà
nata a Sant'Agata Feltria (Pesaro Urbino) nel 1964
nato a Safed (Israele) nel 1956
Feriti nell'anima
epistolario 2003-2008
Dopo la manifestazione del Premio Pieve 2003, due finalisti che si sono appena incrociati sul palco dei diari, danno il via a uno lungo scambio di messaggi tramite internet che diventa una sorta di mutuo soccorso. Abbattendo le distanze, da Israele alla riviera romagnola, Dan e Mari iniziano una bella amicizia, schietta e sincera, che ha alla base la condivisione dei reciproci disturbi psicologici. Riusciranno ad aiutarsi a vicenda, ad alleviare un po’ di sofferenza interiore anche grazie a una dose di autoironia, a fare progetti.

mercoledì 24 dicembre 2003 ore 20.44
Oggetto: Un'altra virtuale naufraga
Salve Dan
Sono Maria Teresa, finalista come te, del premio Pieve di quest'anno. Come sai già, Laura Mormii mi ha inviato il tuo indirizzo di posta elettronica, ovviamente non prima (ci tengo a sottolinearlo), di aver chiesto un tuo consenso.
Sono stata contenta di sapere che avresti ricevuto volentieri un mio messaggio, quindi ora, finalmente, cercherò di spiegarti il motivo che mi ha spinta a mettermi in contatto con te.
Ebbene, prima di recarmi a Pieve, nonostante una certa curiosità, non avevo letto con attenzione le storie degli altri finalisti, unica eccezione la storia di Vittoria Cozzi che poi, se ricordi, è stata inevitabilmente associata alla mia per essere tanto simile e allostesso tempo tanto diversa.
Poi, a Pieve, incontrando di persona gli altri finalisti, mi ha ispirato una certa simpatia solo la signora Rebay. Ma la domenica, sul palco del teatro dell'Archivio, quando ti ho sentito raccontare la tua storia e dire con semplicità e dignità allo stesso tempo, davanti a tante persone, che soffri della sindrome maniaco depressiva, ho provato una grandissima ammirazione nei tuoi confronti, tant'è che appena è finita la manifestazione, ti ho cercato proprio per dirti questo, ma eri già andato via. Così l'idea mia, o forse suggeritami da qualcuno, non ricordo bene, è stata quella di contattarti via internet.
Nel frattempo ho letto con attenzione ciò che hai scritto e non solo l'ho molto apprezzato per lo stile ma mi sono resa conto che, purtroppo, condivido pienamente certi stati affettivi ed emotivi che tu hai descritto molto bene. Infatti, come te, anch'io "sono sola, ho paura, odio il mondo e me stessa. Odio il gioco che mi si impone, odio nascondere il mio disagio, odio raccontare cose non vere della mia vita per difendermi da intrusioni o attacchi. Mi sento chiusa in una gabbia, costretta, legata e non ho la forza di liberarmi, di vivere"...
La mia vita di adesso è così, pesantemente condizionata e limitata da un disturbo che in Italia si indica con la sigla DOC, che non ha niente a che fare con il marchio di qualità (denominazione di origine controllata), ma che sta per disturbo ossessivo compulsivo, che rende la vita un inferno e la depressione è una inevitabile conseguenza, in un circolo vizioso che fa si che l'uno alimenti l'altra e viceversa.
Anch'io quasi quotidianamente visito un forum dedicato al doc anche se solo come lettrice, nel senso che fino ad ora non ho mai scritto, ma mi sono limitata a leggere i messaggi di sfogo, di speranza, di incoraggiamento, di solidarietà,... che inviano i miei "sfortunati compagni" che come me, come te e tante altre persone, sentono la necessità di comunicare con qualcuno che non li giudichi ma che li possa capire...
Dunque Dan, io ci tenevo a scriverti, come ti ho già detto, per esprimerti tutta la mia ammirazione e la mia solidarietà, ma anche perché quando incontro una persona che penso possa capirmi, io mi sento sollevata di poter uscire allo scoperto senza nascondermi dietro quel paravento di "normalità" che è necessario in quanto la maggior parte della gente non capirebbe, ma che detesto.
Pieve è stata per me una grande soddisfazione ed una bella esperienza, anche perché, nonostante me ne sia resa conto un po' tardi, l'ho condivisa con una persona come te.
Dato il momento, ti invio anche tanti auguri!
Ti abbraccio
Maria Teresa
mercoledì 24 dicembre 2003 ore 22.55
Oggetto: Di naufragio in naufragio
Ciao Mariateresa,
aspettavo la tua missiva, in verità...
Io ero un po' in ansia perchè mia moglie era sola in sala coi due bambini che parlano solo ebraico, questo il motivo della mia rapida fuga.
Ero comunque un po' frastornato, avevo voluto la mia famiglia, c'era anche mio padre e mia sorella con relativi famigliari.
Ma in un certo modo la loro presenza mi impediva di calarmi nella "festa", mi sarebbe piaciuto approfondire un poco le relazioni con gli operatori dell'archivio.
Gli altri autori non li ho letti a fondo, a me piace scrivere meno leggere, e non sono curioso.
Mi piacciono più le persone dei libri, e mi pare la giuria abbia ben fatto segnalando il libro del giovane di Napoli e premiando la storia del bimbo abbandonato.
Io mi sono ammalato in un periodo in cui la malattia psichiatrica era considerata un po' un diploma per rivoluzionari, i malati visti come ribelli dentro, per cui vissi con naturalezza e perfino con orgoglio il mio "disturbo".
Poi i tempi passarono e il disagio divenne una colpa, una inabilità. A un certo punto sono venuto in Israele per entrare in una comune agricola (kibbutz) perché credevo potesse aiutarmi ad uscire dai miei problemi.
La cosa infatti riuscì, solo che anche il Kibbutz è stato risucchiato nel mondo dei consumi dei denari e della competitività.
Sono così uscito dalla comune dopo 12 anni e ho avuto un'altra crisi nel mio reinserimento in città... ne esco ora piano piano anche perche mia moglie ama competere nel mondo esterno ed io sto a casa e tengo i bambini e cerco di fare cose secondary per lo più, oggi, scrivere...
Io frequento gruppi di auto aiuto, gruppi terapeutici, mi sforzo di stare con gente con i miei problemi, ho conosciuto così un paio di persone col tuo disturbo, è in vero diverso dal mio ma comunque la stessa famiglia.
Non ti conosco e non so quanto limiti la tua vita, ma la cosa migliore da fare è frequentare gruppi più o meno terapeutici dove confrontarsi con altri. Io lo faccio ormai da trent'anni, non si elimina la sofferenza ma si capisce più a fondo l'animo degli umani.
Io amo molto lo scrivere, che anche per me ha lo stesso significato per cui riti[eni]ti libera di scrivermi quando vuoi
Ciao buona fortuna Dan
Leggi le pagine iniziali dei finalisti 2009
Carlo Cipriani
Maria Teresa Giulianelli e Dan Rabà
Valeria Pederiva
Sabrina Perla
Stefano Pucci
Antonio Sbirziola
Giulia Scabbia
Maria Carlotta Schopf

