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Armando Viselli
nato a Ceprano (Frosinone) nel 1927
Il grande sogno
memoria 1951-1980

Diretto in Canada nel 1951 per inseguire il sogno della grande emigrazione, un giovane portiere d’albergo lascia Roma dopo il licenziamento e si fa assumere dalle Ferrovie canadesi. Nella nuova terra la vita è tutt’altro che facile: l’immenso territorio freddo e inospitale del Nord del Canada, il lavoro come supervisore marcatempo, la nostalgia, il bisogno di amicizie femminili, segnano la solitudine che lo accompagna, tra i canadesi come tra i connazionali. Si sposta verso Sud quando il fratello lo raggiunge. Farà molti mestieri, dall’operaio in fabbrica allo stracciarolo, dal ristoratore al raccogliferro, avrà molte avventure amorose e inizierà una nuova vita.

armando viselli in canada


In questa storia, narro le mie passate esperienze dei primi cinque anni del 1951, quando a ventiquattro anni, nel pieno vigore delle mie facoltà mentali e fisiche, quanto vibrante d'ambizione e pieno di sogni gloriosi, emigrai in terra canadese.
Naturalmente come tutti coloro che hanno seguito il mio esempio, sin dal primo giorno che vi misi piede, venni confrontato da un ambiente completamente diverso dal nostro, nuovo sistema di vita, lingua, cibi, abitudini e tradizioni.
Come se ciò non fosse stato enorme ostacolo da superare, provenendo da una grande metropoli come Roma e abituato alla sua glamorosa esistenza, nel ritrovarmi relegato prima in una piccola cittadina e più tardi nella solitudine delle vaste e sconfinate regioni nordiche canadesi, credetti che mi sarebbe stato impossibile, impensabile vivere come un eremita, insolita situazione questa, più che sufficiente per scoraggiare qualsiasi persona con un po di buonsenso sin dall'inizio, purtroppo avevo lasciato dietro di me qualcosa ancor più terribile, la fame, la disoccupazione e la disperazione, avevo lottato con unghie e denti per avere il privilegio di espatriare e crearmi un futuro, e adesso che mi ci trovavo, non avrei mollato tanto facilmente. A quei tempi, la Canadian National Railway, stava ringiovanendo tutto il suo sistema ferroviario, ed io sin dalla mia partenza dall'Italia, venni assunto da una compagnia appaltatrice che la rappresentava. Poco più di tre mesi dopo dal mi arrivo in Canada, fui mandato a lavorare come marcatempo su una delle centinaia di "Extra Gang"dislocate lungo l'interminabile strada ferrata, la cui mano d'opera per questa gigantesca operazione, era fornita principalmente da migliaia di nostri connazionali meridionali, con me giunti freschi dall'Italia.
Tanto io come i cento dieci uomini che facevano parte del nostro gruppo, tutti calabresi, gente onesta, dura e lavoratrice, ci trovammo completamente isolati dal resto del mondo, e volenti o nolenti obbligati ad accettare le condizioni imposteci dai dirigenti. Essendo io l'unica persona che masticava un po l'inglese, ed il solo strumento di comunicazione tra i due partiti, automaticamente divenni vittima delle circostante. Confrontato da due mentalità diverse, quella latina, calda, sentimentale, irruenta, e l'anglosassone, fredda, calcolatrice, premeditata, mi trovai tra l'incudine e il martello, cosicche' oltre al dover combatterla nostalgia, la cattiveria umana, il freddo glaciale e la crudeltà della natura, fui obbligato a barcamenare diplomaticamente per accontentare l'uno e l'altro.





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