Luigi Re
nato a Torino nel 1816
Quando Torino era capitale
diario 1854-1892
Un avvocato torinese, collaboratore della Gazzetta della Provincia e appassionato cultore dei classici latini, tiene un diario per quarant’anni: una cronaca famigliare e storica nella Torino di metà Ottocento. La sua città, privata del titolo di capitale d’Italia, è beffeggiata, imbarbarita, gestita nell’ignoranza e nell’incopetenza. Frequentatore dei salotti cittadini, Luigi è a contatto con le personalità dell’epoca. Amante dell’ordine, segue con sgomento e senso critico l’avvicendarsi dei vari governi, riferisce eventi
pubblici e privati, dedicando il diario ai figli, perchè possano conoscere il loro padre e il suo tempo.

1854
28 gennajo
Ieri sera dovevasi fare una serenata all'avv. Brofferio stato testè eletto deputato a Genova: ma venne essa impedita dalla polizia. A corteggiare il detto Brofferio vennero alcuni suoi fautori da Genova e fra gli altri i Priani, uno dei qual redattore del famigerato giornale la Maga. Era esso già venuto qua in tempo delle prime elezioni quando il Brofferio era stato escluso in fatti i collegii in cui erasi portato avevangli dato un pranzo all'albergo della Dogana vecchia, in cui per fargli onore avevano scritto sopra un cartellone Viva Brofferio ch'ebbe l'onore di essere escluso da una camera venduta. Compose questi una poesia in dialetto piemontese che porta il titolo: Bast vej e gruppia neuva, e in cui cerca di spargere il ridicolo sui membri della Camera. Poco dopo pubblicasi una continuazione della medesima canzone, concepita in senso opposto e che dicesi opera dell'avv. Chiaves. Il Brofferio diede pur opera ad una commedia intitolata il Tartufo politico. Si può indovinare da quali sentimenti fosse ispirata.
Vidi l'autore, alcune sere sono, al teatro Carignano, ove dovevasi rappresentare la commedia predetta e mi disse non averne più a stendere che quattro o cinque scene, dal far la qual cosa lo impediva il suo stato di salute. Finora tuttavia non venne annunziata la commedia, non so per quale motivo, e non so neppure se l'autore l'abbia poi terminata.
Gran rumore si fece pure jer sera al teatro regio per la terza rappresentazione dell'opera Ernani. Il tenore potè cantare la sua aria, che ebbe anzi qualche applauso; ma venuta appena in scena la prima donna si fece sentire un acuto fischio. Essa allora se ne andò via di botto. Cominciò allora nel teatro un prolungato rumore di fischi e di applausi. Dopo qualche tempo la Ortolani tornò in scena ma non le venne fatto di poter cantare e si calò il sipario. Il ballo all'Esmeralda andò bene come al solito grazie specialmente alla Rosati che ha molta grazia ed espressione. Ma la tempesta doveva ricominciare al secondo atto dell'opera. Un agente della sicurezza pubblica venne per parlamentare il pubblico, disse che la misura della civiltà era il rispetto alle leggi, che sarebbe stato nella dolorosa necessità di ricorrere al vigore ecc. ma era interrotto da vociferazioni contro l'impresario e da rumori. Alzatosi poco stante il sipario, non fu possibile la continuazione dell'opera e gli spettatori se n'andarono pei fatti loro alle nove e mezzo.
Lo stato maggiore della guardia nazionale fece un ordine del giorno per invitare gli ufficiali ad una soscrizione per mandare una spada d'onore al maggiore della guardia nazionale di Aosta che, secondo la relazione da lui medesimo fermata, si adoperò molto per combattere l'insurrezione dei montanari di Aosta. Non eransi presi concerti cogli ufficiali superiori della milizia di Torino. Dopo si restituirono le somme che si erano già riscosse. Non piaceva ad alcuni che si fosse attribuito il merito della repressione quasi interamente al maggiore, mentre alcuni dubitano ch'egli siasi portato così valorosamente come indicherebbe il suo rapporto.
Ad ogni modo si vorrebbe che maggior giustizia venisse resa alla guardia nazionale di Aosta. È poi anche intenzione di alcuni di dare la spada di onore al generale della guardia nazionale che ebbe sempre assai a cuore quell'istituzione. È tuttavia desiderabile che qualche cosa, una dimostrazione diasi a quella guardia nazionale che si comportò veramente bene. Ciò potrebbe servire di utile esempio per altri casi, che potessero occorrere. Bisogna sempre tener desti i sentimenti generosi ed eccitare l'emulazione.
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Leo Ferlan
Vincenzo Galardo
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Luigi Re
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