Vincenzo Galardo
nato a Crotone nel 1970
By the ionian trip
memoria 2005-2006
“Se ce l’avevo fatta a Londra potevo farcela ovunque”. Dopo aver trascorso dodici anni a Bologna (dove si diploma all’accademia di Belle Arti), in Francia e in Inghilterra, un giovane calabrese torna nella sua terra e, insieme alla sua compagna, apre un laboratorio di ceramica in un paesino della Sila, tentando anche la vendita come ambulante. Il sogno si infrange in mille difficoltà – “in Calabria non serve a niente lottare” – e il giovane finisce per abbandonare le sue aspirazioni artistiche accettando un lavoro umiliante nell call-center dell’Alcatel. Ma non resisterà a lungo.

Era proprio così che avevo immaginato il ritorno: l'eco delle voci nella calda serata di maggio, il pianto di un neonato risuonare dai condomini imponenti ed enormi, che sembravano risucchiarmi senza pietà nel loro ventre, caldo e confortevole.
La serata era serena, e rimasto fuori casa mi trovai a percorrere quelle strade familiari per recuperare un mazzo di chiavi. L'altezza delle case si levava verso il cielo, corpi incastrati nelle loro vite sovrapposte, linee di luci e colori misti in una fusione calda, che accompagnavano insieme delicati suoni al tramonto.
Era questo il ritorno, dopo un anno in quella vecchia casa di montagna dove regnava il silenzio, intercalato nelle ore di partenza e di rientro dal rumore delle porte scorrevoli dei garage.
Qui venivano custoditi, con amorevole cura, i mezzi che avevano preso il posto dei muli e dei cavalli.
Per fare largo ai nuovi arrivati, accettai subito senza alcun pregiudizio, contrariamente a quanto accadeva con la gente, erano state modificate le architetture dei saggi maestri dell'ottocento che avevano costruito tutto can la pietra.
Archi erano stati abbattuti e divelti dalla furia moderna, per lasciare spazio a quelle di lamiere scorrevole, portatrici di pace e e sicurezza ai mezzi e agli uomini; quando rientravano tra le mura domestiche si riposavano annullandosi del tutto piazzandosi davanti al televisore.
Era stato un anno davvero particolare, trascorso tra le alture da cui si vedevano molti paesi della provincia di Crotone. Come da un deltaplano, come da un volo d'uccello, apparivano su vasta scala, nelle giornate limpide, le rocce un tempo lambite dal mare, e le profondità misteriose riemerse su cui ancora oggi vi si trovano i segni del passato.
Fossili incastrati nelle pietre porose o tra quelle calcaree esposte al sole, come sogni di un deserto di architetture fantastiche.
Da qui, quando l'auto arrivava arrancando sulle alture del marchesato, lo sguardo si apriva fino al mare. Apparivano, uno ad uno i paesi fermi li, sospesi come nell'eternità, con le loro bellezze e contraddizioni. Cerenzia, le case nuove, verso sud, a Nord invece la città vecchia, quella abbandonata, con i ruderi delle antiche costruzioni in pietra e le chiese, avvolta nel fascino e nel mistero dei campi e delle querce secolari intorno.
S.Nicola dell'Alto, adagiata come in una culla tra i due speroni della montagna, che sembrava custodire al sole le parole di un idioma arrivato dal mare. Altilia, S. Severina, e via via i campi di ulivi che, lievemente, con le loro ondulazioni giungono in pianura fino a toccare il mare.
Nei giorni invernali in cui il cielo era limpido, appariva chiaro il corso del fiume Neto, immerso nella sua luce argentea, fino a valle, dove si staglia il mitico passo del brigante, nei pressi di Belvedere.
Attraversando la statale nei primi viaggi in macchina, verso la Sila, si sentiva spesso raccontare la vecchia storia che faceva sognare ad occhi aperti, tanto che, guardando verso la scoscesa altura, sembrava di vederé il brigante con il suo mantello gonfiarsi d'aria, planare abilmente con un fucile in mano, per sfuggire alla cattura.
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Cristina Bernhard
Corrado Di Pompeo
Leo Ferlan
Vincenzo Galardo
Francesca Mengoni
Luigi Re
Anna Soprani
Armando Viselli

