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Cristina Bernhard
nata a Malles (Bolzano) nel 1939
Non voglio dimenticare
autobiografia 1939-1961

L’infanzia da fiaba negli anni Quaranta in uno scenario altoatesino incorniciato da monti, è bruscamente interrotta dalla morte della madre, che lascia Cristina, a cinque anni, maggiore di quattro fratelli. Il padre si risposa, ma la donna che sceglie per accudire i suoi figli si rivelerà inadeguata a causa di un disagio psicologico che la porta a rivalersi sui piccoli che maltratta e umilia. Cristina è costretta a lavori pesanti: si occupa della casa, dei fratelli, segue i ritmi faticosi della campagna ed è costretta ad abbandonare l’amata scuola. Farà la domestica a soli undici anni per poi emigrare in Svizzera e in Germania. Finalmente la sua vita ha una svolta e incontra l’uomo da sposare, che le restituirà la serenità perduta.

cristina bernhard a tredici anni con il fratellino


Era una tiepida giornata nel 1943. Un pallido sole filtrava dalle doppie finestre ad illuminare il nostro soggiorno rivestito tutto in legno e con una bella stufa di maiolica in un angolo, con intorno delle panche larghe, tipico dei paesi montani. Esse servivano per fare la pennichella agli anziani e noi.
D'inverno era bellissima stare vicino alla stufa, che emanava un calore formidabile c'era un piccolo forno dove mamma metteva delle mele a cuocere e tutto il locale odorava di mele al forno e noi bambini impazienti di poterle mangiare. Ogni cinque minuti tormentavamo mamma con la solita domanda: mamma forse le mele sono cotte?
Ala fine ci li dava mezze cotte per farci stare zitti. Nell'angolo a sud c'era un massiccio tavolo di legno la panchina d'angolo per i bambini, eravamo in quattro, le sedie per gli adulti e nel angolo sopra il desco, troneggiava una grande crocifisso e i quadri del sacro cuore e la Madonna ai lati.
Sulla parete tra una finestra e l'altra era appeso un bel specchio che mi faceva fantasticare non poco: Come mai sono anche lì dentro e vedo tutto la stua, un mistero inspiegabile, cercavo anche di guadare dietro lo specchio ma non c'era niente. Sotto la finestra, anch'essa a sud, Mamma Maria aveva la macchina da cucire, dove stava confezionando un paio di calzoncini per mio fratellino Tommi, 3 anni, ma prima ha aggiustato i pantaloni di papà Giovanni, che avevano un enorme strappo sul sedere. Le mie sorelline dormivano nei loro lettini come due angioletti, due testine bionde con le guancette rosa, coperte da candidi piumini. Anna aveva due anni e Rita 6 mesi. Io mi chiamo Cristina e avevo quattro anni. Con mio fratello Tommi, 3 anni, eravamo presi a costruire la nostra fantastica casa sotto il tavolo. Fantastica perché era fatta di ghirlande multicolori, che a giugno addobbavano il tragitto da casa natia fino alla chiesa del giovane prete novello, che celebrava la sua prima messa per i suoi compaesani. Paesino composto da 18 famiglie centoventi persone circa.
Finita la festa noi bambini portavamo un pò ciascuno a casa queste coloratissime ghirlande inanellate a catena, per i nostri giochi. Tommi e la sottoscritta le tiravamo intorno alle gambe del tavolo per fare le pareti alla nostra piccola casa. Era bellissima divisa in stanza e cucina, immaginarie naturalmente. Si giocava con le scatolette vuote delle sardine, cossi di piatti rotti con qualche fiorellino disegnato le cartine multicolori delle caramelle, sassolini lucicanti trovati sul greto del torrente, legnetti che fungevano da posate e mestoli, i rocchetti vuoti che ci dava mamma, infilando una cordicella nel foro diventavano il nostro carretto, fiori semi erba servivano da verdura, non avevamo giocattoli ma tanta fantasia.
Nel frattempo si era svegliata Anna e anche lei viene nella nostra reggia sotto il tavolo per giocare con noi.
La situazione era molto animata, ma dovevo stare attenta che Anna non strappasse le ghirlande. I suoi occhietti azzurri brillavano nell'ammirarle. Io narturalmente ero la mamma e comandavo, il gioco, così la portavo spesso a dormire nella stanza immaginaria, un po' stava lì ma non troppo. Ogni tanto andavamo da mamma a vedre come cuciva e ci divertivamo a mettere un foglio di giornale vicino alla ruota dela macchina, che faceva un bel rumore, ma affaticava il pedalare alla mamma, che ci rimandava alla nostra casa sotto il tavolo.





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Leo Ferlan
Vincenzo Galardo
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Anna Soprani
Armando Viselli




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