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Bruno Palamenghi
nato ad Agrigento nel 1863
Il colonnello di Girgenti
autobiografia 1863-1935

“Nella mia cameretta di Forte Mazna, il 20 Luglio 1888, solo, tranquillo, lontano da tutti, comincio questo mio piccolo e sintetico giornaletto. Sarà tutt’altro che un lavoro letterario, non è un romanzo. Sarannovi segnati piccoli e brevi ricordi della mia vita, sarà un semplice Diario. Non sarà la mia autobiografia. Sarebbe un mostrare agli altri la propria biancheria intima”. Ancora adolescente si trasferisce con la famiglia a Napoli, dove vive lo zio Francesco Crispi, futuro presidente del consiglio. Entra all’Accademia di Modena nel 1882, non ancora ventenne, e inizia la sua carriera militare e di relazioni amorose varie e interessanti per “tattica, sistemi, incontri”. Si tiene più che può, con astuzia, lontano dal matrimonio: “elegante, simpatico. Molto ricercato dalle belle Signore e donnine eleganti”. Dopo le epidemie di colera a Napoli e in Sicilia e dopo il terremoto di Messina, presta soccorso alle popolazioni. Viene trasferito in varie località italiane. Nel 1911 partecipa alla spedizione in Libia, e a novembre, di ritorno con gli altri superstiti, viene acclamato come eroe a Palermo dalla folla e dal Re. Durante la Grande Guerra guida l’esercito nelle battaglie dell’Isonzo e nel Carso e fronteggia la Strafexpedition austriaca, riuscendo a contenerla. Prosegue le azioni di guerra conquistando Gorizia, ma viene rimosso dall’incarico e collocato, suo malgrado, a riposo. Viene richiamato in servizio a Palermo, si iscrive al partito fascista e, nel 1923, entra a far parte della Milizia volontaria di Sicurezza nazionale. Dal 1924 diventa Regio Commissario e poi Podestà in alcuni comuni siciliani. In quell’anno partecipa ad un corteo a Roma per rendere omaggio al Re e per incontrare Mussolini. Dalla gloria passa alla disperazione quando un figlio tenta il suicidio, mentre un altro, tenente colonnello dell’aviazione, subisce la delusione del congedo anticipato da parte di Balbo nel 1930. “Sono sfinito, annientato. Il morale mi ha logorato il fisico, e mi sento affranto da una stanchezza infinita. Un male permanente, una infinità di dolori e tormenti, avuti per colpa dei miei figlioli, mi consuma come la fiamma consuma la cera”. Tre anni dopo però registra la nascita del figlio Gian Bruno e torna a sorridere.

bruno palamenghi

Stanco l'animo dal tumulto della società, spossato dalle minuzie della povera vita d'ogni giorno, oppresso dalla atmosfera della città, dalla polvere dei quartieri, e dalle altre polveri che si addensano intorno all'uomo che vive in comune con altri; col cuore esulcerato da qualche piccola contrarietà, dilaniato da qualche passioncella, il mio distaccamento al forte Mazna _ confine austriaco _ mi è di gran conforto, ove non ascolto che il potente battito del cuore della natura e mi ritempro in mezzo a quella maestosa calma.
Qui non si addensa polvere, non si ode tumulto; qui la vita è tranquilla e pura come nei primi giorni della creazione.
Qui, a chi piace il grande, il sublime, può contemplare il Monte Baldo, i monti [Lessini], M. Pasubio, le cui colossali cime s'innalzano oltre quota 2000 _ ; può contemplare le scoscese vallate di Pantena , dell'Angiulla, e di Squaranto, verdeggianti delle loro ricche praterie; può porgere l'orecchio al mugghio dell'Adige che precipita tonando dall'alto dei monti, e scorre terribile, schiumoso nelle pianure.
A chi piuttosto diletta il grazioso, può mirare in quei monti tranquilli, le pulite capannette, con intorno il numeroso gregge che pascola, e le gentili villanelle cogli occhi cilestrini e le copiose trecce bionde; lontano, profondo, limpido, azzurro come il cielo, il Lago di Garda, le cui onde si increspano.
A chi poi tuttociò non piace, può osservare i graziosi paesi di Rivoli, Volarmio, [ Damegliara ], Bardolino, la grande Verona attorcigliata dal suo rumoroso Adige, la maestosa Ferrara di M. Baldo, che domina dall'alto del monte omonimo.
Si vedono poi da qui sottomessi i forti di S. Marco, Incanal, Rivoli, Pastrengo, e tutti i vari piccoli forti che cingono e rendono forte Verona.

Non vi pare che un alito di pace si respiri qua, lonatano dalla società pettegola, dagli intrighi, dagli invidiosi, dal mondo perverso ed iniquo?
Il mondo gira e non cammina in avanti perciò rifà sempre l'istessa strada.
Ebbene, proprio qua, nella mia cameretta del Forte Mazna, il 20 Luglio 1888, solo, tranquillo, lontano da tutti, comincio questo mio piccolo e sintetico giornaletto.
Sarà tutt'altro che un lavoro letterario, non è un romanzo. Sarannovi segnati piccoli e brevi ricordi della mia vita, sarà un semplice Diario.
Non sarà la mia autobiografia. Sarebbe un mostrare agli altri la propria biancheria intima. Questo atto non è semplice e sincero, perché per l'occasione se ne indossa di quella pulita.

Età : anni 24     Statura : 1.77
Colorito: bruno    Corporatura : snella
Dentatura : sana     Naso-mento-bocca : regolare
Segni caratteristici : non ne ho.
Non risulta nulla sul mio casellario giudiziario
Elegante - simpatico
Molto ricercato dalle belle Signore e donnine eleganti

Forte Mazna _ 20 Luglio 1888

Capitolo I

Nacqui il 29 Novembre 1863, da Palamenghi Calogero e Felicia Caratozzolo Crispi, in Girgenti. Non sono stato certo fortunato per il luogo dove nacqui.
E' una cittadina di circa 30 mila abitanti, abbandonata da Dio e dagli uomini. Patria del gran filosofo Empedocle, resto degli avanzi dell'antica Agrigentum, città antichissima e popolarissima al tempo degli antichi romani, ma oggi, nulla.





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Gaetano Carlucci
Stefano Galanti
Giuseppe Manetti
Sisto Monti Buzzetti
Bruno Palamenghi
Marcella Torretta
Alceste e Augusto Trionfi
Giuseppe Vizzinoni




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