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Giuseppe Manetti
nato a Bagno a Ripoli (Firenze) nel 1884, morto nel 1974
Maledetta guerra
diario 1917-1918

Un contadino toscano è richiamato sotto le armi a trentadue anni durante la Grande Guerra. Costretto a lasciare i numerosi fratelli, il suo lavoro e la moglie incinta, da autodidatta, affida a due piccoli quaderni la testimonianza di sedici mesi, dal 1917 al 1918, prima di addestramento a Modena, poi di guerra, ma soprattutto di grande nostalgia per la moglie e di tenerezza per la figlia che non ha visto nascere. Pensando a una sua probabile morte scrive nella prima pagina: “O essere umano che troverai questo libretto, tù lo spedirai alla mia cara famiglia, in nome di Dio” e più avanti, premurosamente, “mia cara moglie, quando ti giungerà questo libriccino, io sarò belle estinto io capisco quale effetto ti farà ma io ò pensato di far così in modo che tu non stia qualche mese senza sapere ciò che mi e accaduto”. La sua ostilità verso la guerra è un aspetto costante delle sue riflessioni, “come se li omini fossero bestie ferocie, quello che penso entro di me e questo, me, mi uccideranno ma io non potrò avere il coraggio di uccidere un altro per quanto i nostri superiori ci dichino che sono nemici i governi ma no io che non li conosco neppure” e ancora: “bisognerebbe vedere quanti lavori di offesa e difesa qua si è creato, un altro nuovo mondo trasformato tutto dalla natura di un terreno civile in una natura artificiale bellica poveri omini tutti i vostri studi come male li ai adoperati!”. Commenta continuamente la distruzione che la maledetta guerra porta con sé: “quanto siamo in civili!”. Il racconto più drammatico è quello dei soldati e dei civili durante la ritirata di Caporetto: incendi, distruzione, pioggia, fango e soprattutto saccheggi, “sopportando quelli in coscienti che in cosi tristi momenti si gettano nel vizio e si bevono la testa che in questi casi in vece di averne una ce ne vorrebbe due, sghignazzano gioiscono della ritirata, poveri uomini! quanto siete inferiori di quanto vi giudicavo quando ero a lavorare i miei campi”.

giuseppe manetti con la moglie

Mia cara moglie
Quando ti giungerà questo libriccino, io sarò belle estinto io capisco quale effetto ti farà ma io ò pensato di far così in modo che tu non stia qualche mese senza sapere ciò che mi e accaduto, se tucredi di rimaritarti permé non trovo cosa in contrario però, una raccomandazione ti faccio quella di tenere di conto della nostra piccina che ò amato teneramente e di trovare unuomo che sappia amarti come ti ò amato io che quando sposai te, ti giurai fedeltà e ti sono stato fedele questo desidero che tu possa trovarti felice, e trovare un cuore degno del tuo Se poi non vuoi far questo passo fai te di novo ti raccomando la bambina, tuo marito e se io ti ò lasciato non e per la mia volonta per la mia volontà non avrei mai abbandonato la mia cara famiglia che mi sono sagrificato senza però sentire il sagrificio farti forte che io potendo pregherò per te e per l'intera famiglia Se tù resterai conla mia famiglia mi raccomando la pace ha voi tutti, che per causa di non esserci la pacie vedete a che punto siamo arrivati lo dico a te come lo dico all'intera famiglia se questo farete vi benedirò e pregherò per voi per tutta la vostra vita, però non ve lo comando ve lo supplico Unaltra raccomandazione faccio a chi resterà capo della mia famiglia o che tu resti te Ferdinando o te Emilio fate da padre, e da capo al resto della famiglia come feci io quando scomparve il nostro caro padre edanche a voialtre sorelle mi raccomando di tenere il vostro posto come vi è dovere di donna di sorella e di figlio Se questo libretto vi giunge sarà l'ultimo scritto che da me ricevete perciò con questo vi giunge l'ultimo mio saluto e bacio dal più piccolo al più grande di voi edà te mia cara moglie lo stesso questo e l'ultimo bacio che ben per i scritto parte dal mio quore e lo darai alla mia bambina tutte le volte che ti rammenti di me
tuo marito 3.6.17

10 Febbraio 1917
La partenza da Cervignano
parto non dico contento ma con buone sapenze la prima il direttore ci a detto che si và a formare una nova unità sanitaria e più di andare a trovare mio fratello che è a Modena

11 Febbraio 1917
Appena arrivati a Modena e disciesi dal treno la mattina alle ore 7 ci ò trovato la neve che freddo!
circa le ore 8 sono arrivati li ufficiali a prenderci che impressione! vedendo che li ufficiali che sono venuti a prenderci sono di fanteria la mia impressione si avverò in breve, si capiscie che ci era un pò di confusione e ci si rannicchiava domandandosi l'uno con laltro, come anderà ma ci era sempre qualche in luso che ci metteva coraggio e il capitano ci disse cosa fate questi gruppi cosa fate tante ciarle che non ci si capiscie tanto da questo momento vi dovete considerare come di fanteria non importa che vu vi inluda da questo capii che lui aveva capito cio che si parlava che dolore provai!!…. io credo che se mi avessero bucato il cuore non mi sarebbe sortito sangue da questo momento mi giudico morto e che la mia speranza di rivedere la mia cara famiglia e belle perduta ci misero per, 4, e ci anno accompagnato alla caserma, nova impressione la caserma era, un deposito di bestie prima di andare al macello entro di me o detto e tanto fanno a noi che giorni tristi che ci passo





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