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Gaetano Carlucci
nato a Melfi (Potenza) nel 1834, morto nel 1900
Vostro fratello della Compagnia di Gesù
epistolario 1855-1897

Sacerdote gesuita, professore di retorica, abbandona Napoli poco più che ventenne nel momento in cui la Campania subisce “orribilissimi danni causati dalla rivoluzione”. È il 1855: parte per la Spagna dove studia e insegna, fino al 1868 quando la dinastia dei Borboni cade e “il primo decreto emanato dal governo provvisorio fu la espulsione della Compagnia”. Così, scrive, “piacque ai miei superiori propormi la missione in America Meridionale”. Raggiunge l’Argentina dove continua, molto stimato, il suo ministero di insegnante e sacerdote, fino alla sua morte, nel 1900. La città di Cordoba rende tributo pubblico e riconoscenza alla sua memoria ed è considerato santo dal popolo. Quegli anni così intensi di avvenimenti, emergono dalle lettere che lui scrive all’amatissimo fratello farmacista di Melfi. Molto è l’interesse per tutta la famiglia e per gli affari, ma soprattutto raccomanda preghiere, devozioni e prudenza: “se sempre fu cara la massima chi vuol vivere in pace sente vede e tace fortunato sarà colui che ora la mette in pratica. Evitate certi sfoghi con talune persone che si chiamano col dolce nome di amici, ma coi fatti sono traditori”. Racconta dei suoi viaggi per mare, non sempre “abbonacciato”, altre volte è felice perché “placida è l’onda, propizio il Cielo, amico il vento…”. Dalle sue lettere traspare sensibilità per le persone e una spiccata curiosità intellettuale per i luoghi in cui vive, la nuova lingua e la realtà politica e religiosa del periodo. Con stile elegante si rivolge sempre al fratello e alla famiglia, desidoroso di notizie dall’Italia: “ho io adempiuto al mio dovere, resta che ancor voi facciate il vostro scrivendomi al più presto possibile una lettera lunga lunga perché anche io sperimento quel che provar si suole da chi rattrovasi lontano dalla patria, di esser cioè bramoso di ricever notizie de’ suoi delle cose sue e delle patrie vicende”.

gaetano carlucci

Carissimo fratello
Non più lagnanze non più rimproveri: ecco che io adempisco al mio dovere e soddisfo la vostra brama. Ho mancato il confesso ne domando scusa altra fiata sarò più diligente, vi scriverò più spesso. Volete nuove di mia salute? Sto bene. Vi aggrada sapere che io senta del vostro effettuato matrimonio? Ne godo in vedervi situato, tanto più perché il tutto è riuscito secondo che mi dite, senza [varan] disturbo di famiglia. La buona nuova di vostra salute e di quella della famiglia mi rallegrano; spero sentirvi sempre bene, ma però sempre col santo timor di Dio, perchè amato fratello questa vita [...] ancorché florida ancorché in ogni sua parte contraria, e pur non di meno non cessa di esser [beata]; e solo in questa valle di pianto sapete chi è felice? Prima che io vel dica il saprete, il giusto solamente, quello cioè che viva conforme alla santissima legge di Dio, devoto di Maria SS nostra comun Madre, ed attento al disimpegno di [doversi] di quello stato in cui Iddio l'ha posto; e poiché sianco uscito a parlare di cose spettanti al proprio stato, conviene che spesso spesso comprendiate il grave peso che avete indossato dal matrimonio onde ben dissobbligarvi innanzi a Dio ed innanzi agli uomini ancora. Il Signore ha posto sotto la vostra potestà un'altra persona la vostra consorte per ora, chi sa in appresso qual prole vi darà e voi di questo dovete renderne strettissimo conto a Dio, perciò fratello mio caro non vi date in tutto alla cosa di mondo, ma ad essa preferite il bene spirituale dell'anima, poiché se siamo amici di Dio Egli penserà pe' nostri bisogni, Egli ci aiuterà ne' perigli. Regni nella vostra famiglia la pace che Gesù Cristo ha lasciato ai suoi seguaci. Siano da voi cominciando tutti assidui almeno ogni quindici giorni al SS Sacramento della Confessione e Comunione. Non passi giorno senza presentare a Maria l'ossequio del santo rosario, solito ancora recitarsi dagli uomini più perduti e volti ad ogni vizio. Sia tra voi sempre in fiore l'osservanza dei comandamenti di Dio e de' precetti della Chiesa, che sono obbligatorii per tutti la maggior parte, ed alcuno s'estende a quelli che hanno un dato numero di anni, come è il digiuno quaresimale e delle quattro tempora per quelli che hanno compiuto i 21 anni. Caro fratello , qui [dò] fine ripetendovi che se siamo fedeli con Dio Egli sarà liberale con noi, e se Egli ci difende niuno potrà nuocerci. Per ultimo, usando di vostra bontà, vi ricordo quello che mi diceste tempo fa di non fare cioè che la vostra Farmacia fosse il ricettacolo di giovani scapestrati e licenziosi perché allontanano la gente, e sono causa di non lievi peccati. Tante cose da mia parte a Zio Peppino, alla Madrigna, ad Agnesina ed alla vostra consorte mia cognata a cui mi riserbo scrivere particolarmente in altro tempo più opportuno. Addio. Addio.

Napoli 19 giugno 1855

Vostro fratello Gaetano Maria Carlucci Della Compagnia di Gesù





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