Elvira Bianchi
nata a Torino nel 1952
Il viaggio è stato bello
diario 1981-1982
A maggio del 1981, pochi giorni
dopo la laurea, Elvira parte con
Alberto, il suo compagno, per
l’America Latina dove rimarrà
diciotto mesi: “l’atmosfera qui
in Messico è tranquilla e rilassante,
la gente è sempre calma
e sorridente, nessuno ha fretta,
nessuno si arrabbia, insomma è
un ritmo di vita completamente
diverso dal nostro”.
Attraverso le lettere alla madre, racconta i suoi spostamenti, la gente e le
usanze, le esperienze e le amicizie, gli entusiasmi e le delusioni e i tanti luoghi
visitati fra il Messico, il Guatemala, l’Honduras, il Costa Rica, e il Perù. Incontra
spesso accoglienza e disponibilità: “ci trattano come se facessimo parte della
famiglia. Sono molto poveri ma incredibilmente sereni e saggi”.
Nel presentare la sua raccolta epistolare scrive: “Non mi sono fatta mancare
mai nulla, a livello di emozioni e sensazioni: stupore, entusiasmo, allegria, stanchezza,
meraviglia, amore, paura, commozione, solitudine, e avventura. Tanta
avventura”.
A dicembre annuncia alla madre che aspetta un bambino, è felice e la tranquillizza
sulla sistemazione futura: “la mamma di Alberto non vede l’ora che noi
arriviamo e senz’altro, nei giorni che ci fermeremo a Lima, ci riempirà di gentilezze
e di vizi. A dire la verità ho proprio voglia di essere coccolata e soprattutto
di stare in una casa normale”.
Si sposa a Lima e si trasferisce a Cuzco, dove nasce Olivia. Le difficoltà nel
trovare lavoro la spingeranno a tornare in Italia con la sua famiglia.
Alberto vende i suoi dipinti e lei trova un editore per le sue favole che il marito
ha illustrato. “Ritorno a Firenze dopo diciotto mesi. Il viaggio è stato bello. Ma
ora sono un po’ stanca. Cerca di stare tranquilla, perché io lo sono, e anche
Alberto. Ciao, ti abbraccio forte forte! A presto”.
Città del Messico, 11 Maggio 1981
Cara mamma,
finalmente eccomi qua, un po' stanca per le fatiche e gli strapazzi di questo viaggio, ma in ottima salute, senza diarrea, senza tachicardia e con le spalle già bruciate dal sole di questa caldissima città.( ma chi l'ha detto che qui faceva fresco, fa un caldo boia, vado in giro mezza nuda e la notte dormiamo solo con il lenzuolo!).
Ma procediamo con ordine. Da dove incomincio? A Parigi in quei tre giorni sono stata molto bene. Dormivamo in una stanzetta piccola piccola sotto i tetti e abbiamo fatto delle incredibili cene con gli amici di Alberto. Sono stata a vedere Modigliani e mi è piaciuto veramente tantissimo, e al Beaubourg, dove in un pomeriggio mi sono letta tutto un libro di Dacia Maraini, mentre Alberto accanto a me leggeva non so quali cronache sul Perù prima degli Spagnoli. Venerdì mattina siamo partiti per Bruxelles e qui è incominciato il nostro lunghissimo viaggio. L'aereo è partito all'1,30. Io e Alberto per la paura che non ci dessero da mangiare, ci siamo abbuffati prima di partire, invece, per tutta la durata del viaggio fino a N.York, non hanno fatto altro che portarci da mangiare e da bere. Le hostess americane erano tutte di mezza età, bionde e un po' vistose, ma molto gentili. Il viaggio è stato bello, ho avuto solo un po' di paura al momento dell'atterraggio e del decollo.Con la faccenda dei fusi orari siamo partiti all'1,30 e siamo arrivati a N.York che erano solo le 5. Lì sono cominciati i casini.Dovevamo cambiare aereo e prenderne uno che andava a Huston, Texas, e poi a Città del Messico. Quindi abbiamo dovuto rintracciare i bagagli e informarci da dove partiva l'aereo. Alla dogana hanno cominciato a farci perdere tempo, a farci domande su domande, ma poi finalmente ci hanno lasciati andare.Mancava solo una mezz'oretta alla partenza e non sapevamo dove cavolo andare. Devi sapere che l'aereoporto di N.Y. è spaventosamente grande e si divide in moltissimi edifici. Insomma, per fartela breve, ci siamo fatti una corsa pazzesca per cercare la Pan Am,da dove partiva il nostro aereo, ma si trovava fuori dell'aereoporto dove ci trovavamo.Abbiamo dovuto prendere un taxi. Siamo arrivati che mancavano pochi minuti alla partenza. All'ultimo controllo dei biglietti, prima di salire, un impiegato ci ha fatto tornare indietro a prendere un foglio che avevamo dimenticato a uno sportello. Insomma ce l'abbiamo fatta, ma veramente per un pelo! Appena saliti hanno cominciato a rimpinzarci di ogni ben di Dio, the, coca cola, pollo al curry e via dicendo. Stavolta le hostess erano nere e bellissime. L'aereo, naturalmente, era pieno di americani. A Houston sono poi saliti un sacco di messicani.Siamo arrivati a Città del Messico a mezzanotte. Eravamo distrutti, io ero tutta sudata e con un bisogno spasmodico di farmi un bidè. Quei cavoli di salviettine intime mi avevano, non so perché, mezzo ustionata, e camminavo quasi a gambe larghe. Abbiamo preso un taxi e siamo venuti in questo albergo (si chiama Montecarlo) dove siamo ora.
Città del Messico ha 13 milioni di abitanti (la metà sono bambini) quindi puoi immaginare il caos e il casino che ci possono essere. Non ho mai visto tanta gente tutta insieme e tutta di un colore diverso dal mio. Sono tutti marroncino chiaro (come gli Apaches) e mi guardano come se fossi una bestia rara e preziosa. La città è piena di macchine americane lunghe un chilometro, mezze rotte, i vigili portano la stella come gli sceriffi, dappertutto ci sono donne indie sedute per terra che vendono qualcosa,gomme americane, pettini, tortillas, ma nelle zone bene del centro le signore della borghesia messicana sono elegantissime e con la puzza sotto il naso. Insomma ci sono miliardi di contraddizioni in questa città mostruosamente grande e popolata. I bambini sono bellissimi, sembrano bambolotti di gomma,. Le madri se li portano sulla schiena avvolti in scialli colorati, e anche loro sono di una bellezza incredibile. Ieri sull'autobus una madre bambina (avrà avuto 15 anni) allattava il suo piccolo, e nessuno ci faceva caso.
L'albergo in cui siamo è in centro. E' pulito e abbastanza bello e costa solo 200 pesos (circa 10.000 lire). Abbiamo intenzione di rimanere qui due o tre giorni solamente. Abbiamo già visitato la città che, come ti ripeto, è mostruosamente grande. Siamo andati al Museo di Antropologia (bellissimo!) e oggi al Palazzo Nazionale che ha dei murales meravigliosi di Diego Rivera. Domani andremo a Teotihuacan (che nome!) a vedere le piramidi Azteche, e poi ci rimane da vedere il Museo di Arte Moderna. Da qui poi andremo a Vera Cruz che è una città più piccola sul mare. Speriamo di conoscere un po' di gente del posto, perché non ci piace viaggiare come i soliti turisti. Poi andremo più a Sud. Nello Yucatan la vita costa poco, nei paesini ancora meno, e per quasi un mese saremo autonomi finanziariamente. Poi cercheremo qualche lavoretto, magari quando saremo arrivati in Costa Rica.
Ho fatto un pacco che ti spedirò via mare domani, con le cose che penso non mi serviranno. E' inutile, visti i numerosi spostamenti che faremo, trascinarci tanto peso negli zaini, e poi ho intenzione di comprare delle cose.
Per il mangiare si spende pochissimo, solo che ho qualche difficoltà ad abituarmi a questo tipo di cucina. Per non sbagliarmi mangio quasi sempre bistecche giganti, e la mattina a colazione degli enormi frullati di frutta o di carote che qui sono meravigliosi.
Ora ti lascio. Sta tranquilla che io sto benissimo e mi divertirò tanto. Appena potrò ti farò avere un recapito postale. Curati le mani e cerca di divertirti anche tu!
Ti abbraccio forte forte. Elvirù
Leggi le pagine iniziali dei finalisti 2007
Elvira Bianchi
Gaetano Carlucci
Stefano Galanti
Giuseppe Manetti
Sisto Monti Buzzetti
Bruno Palamenghi
Marcella Torretta
Alceste e Augusto Trionfi
Giuseppe Vizzinoni

