Aurelio Cupelli
nato ad Amandola (Ascoli Piceno) nel 1966
Trenaretino
diario 2005
Due giorni di viaggio, descritti ora per ora, da un giovane marchigiano che vive in Toscana. Con la bicicletta e la macchina fotografica si sposta in Casentino e Val di Chiana usando trenini locali, pieni di graffiti e di fascino. Procedendo a quaranta chilometri orari fotografa stazioni, paesi e scorci di campagna toscana, raccontando di sé, del suo rapporto fallito con la moglie, della figlia amata. Sogni e speranze per il futuro si aprono come squarci sul racconto minuzioso di questo magnifico viaggio.

Sabato 23 luglio 2005, ore 8,50. Stazione di Arezzo.
Sono arrivato in auto ad Arezzo, e la posteggio nel parcheggio
all’interno della stazione. Scendo la bici e la borsa con la
mia macchina fotografica. Lo zaino lo lascio. Il parcometro funziona
anche sabato e festivi, quindi inserisco le monete necessarie
a coprire la sosta fino alle 5 del pomeriggio, orario programmato
del mio ritorno ad Arezzo. Poi si vedrà...
Per giorni ho studiato l’orario delle ferrovie della LFI, La
Ferroviaria Italiana, la compagnia municipalizzata che gestisce
i trasporti extraurbani in provincia di Arezzo. Essa ha la
gestione della linea dei pulman e della ferrovia del Casentino,
da Arezzo a Stia, e della Val di Chiana, da Arezzo e Sinalunga.
Sono qui per farne il mio viaggio per rotolare verso sud. Per
viaggiare dentro me stesso, giù fino a cercare le distanze dentro
me, i miei limiti.
Ho girato e fotografato per anni, attraversato luoghi e conosciuto
persone. Come capitoli dei miei racconti. Pensati, scritti,
stampati e chiusi dentro una pubblicazione. Finito lì, io tornavo
alle mie cose che mi stavano bene così.
Poi, quasi senza accorgermene ho smesso di girare, di fotografare,
di scrivere e di chiudere tutto dentro ad una pubblicazione.
Così tutto è cambiato, e me ne sono accorto dopo, senza
neppure rendermi conto di cosa stava succedendo dentro di
me.
Non so se esiste un disegno. Se le cose comunque devono
andare in una certa maniera. Io ho sempre voluto credere che
in qualche modo la vita che viviamo è nostra. Che essa compie
i percorsi che le nostre scelte e le nostre capacità permettono e
condizionano. E che queste scelte e queste capacità sono legate
alla nostra storia, al nostro passato, all’ambiente in cui viviamo.
Come ci sono però cose, quelle legate agli altri, quelle
che non riusciamo a raggiungere, perché le ignoriamo o ci sono
troppo lontane, o che spesso non accettiamo, che le scopriamo
troppo tardi. E non le si sanno affrontare, anche se abbiamo
ben chiaro cosa vogliamo.
Così, spesso, in alcuni momenti si ha bisogno di aiuto. Di
qualcuno che ci dia la possibilità di allargare il nostro piccolo
orizzonte, per darci la possibilità di buttare i nostri occhi oltre
il quotidiano, e permetterci di avere un’altra visuale sulla nostra
vita.
Molte volte non è necessario conoscersi più di tanto, avere
molte cose in comune, avere degli obiettivi specifici. Basta una
voce diversa, un accento diverso, il semplice racconto di un
quotidiano diverso, ed ecco che l’orizzonte si sposta e se in
quel momento ci guardiamo dietro, o anche dentro, ecco che
alcune cose riusciamo a vederle con un’angolatura diversa, e
possiamo intuire una strada diversa.
Leggi le pagine iniziali di tutti i finalisti 2006
Maria Assunta Bellucci
Paola Oliva Bertelli
Giulia Capuani e Valentino Fabbri
Aurelio Cupelli
Sonia Di Nardo
Diego Donadoni
Giuseppe Mainieri
Francesca Pennacchi
Antonio Sbirziola
Ada Vita

